La coop Lilium ottiene il concordato e torna a lavorare
SAN GIOVANNI TEATINO. Riparte l’attività della cooperativa sociale Lilium, che si occupa di minori con problematiche di disagio psichico e sociale. Interrotta poco meno di due anni fa, con la...
SAN GIOVANNI TEATINO. Riparte l’attività della cooperativa sociale Lilium, che si occupa di minori con problematiche di disagio psichico e sociale. Interrotta poco meno di due anni fa, con la chiusura delle comunità terapeutiche che la Lilium gestiva a Sambuceto e il licenziamento dei 21 dipendenti, la coop può tornare al lavoro a seguito all’accoglimento, lo scorso 3 novembre, da parte del tribunale di Chieti, del piano concordatario in continuità, della durata di 5 anni, presentato da Lilium. L’istanza della società di riprendere a esercitare è scaturita dalla sentenza, del 25 settembre, della Corte d’Appello dell’Aquila che ha accolto il ricorso contro la sentenza di primo grado che aveva decretato il fallimento della cooperativa.
«A settembre 2014 Lilium aveva presentato domanda di ammissione al concordato preventivo, domanda dichiarata inammissibile dal tribunale di Chieti», fanno sapere i dirigenti Lilium. «A febbraio 2015 lo stesso tribunale aveva dichiarato il fallimento, rendendo così impossibile la continuità operativa della struttura e la possibilità di prestare fede al rientro dei debiti presentato dalla cooperativa, ritenuto incongruo dai giudici. Il tribunale ha invece accolto il concordato preventivo». Al curatore nominato, l’avvocato Maria Rita Tenaglia, il compito di ripianare in 5 anni i debiti.
«Dopo più di un decennio di vessazioni», prosegue la nota, «a Lilium è stata concessa la possibilità di rimettere in piedi una struttura che era un fiore all’occhiello nel centro Italia, nell’ambito dell’accoglienza e della formazione dei giovani con disagio psichico e sociale. Un’ulteriore vittoria per Dominique Quattrocchi, liquidatore di Cearpes, e Gabriele Pompinetti, presidente Lilium, scagionati nel giugno 2013 dalla Corte d'Appello dall’accusa di bancarotta fraudolenta perché il fatto non sussiste. Il tribunale di Chieti a gennaio 2014 aveva assolto, dopo 9 anni e con formula piena, i 32 imputati della vicenda Cearpes perché i fatti contestati non sussistono. Nella sentenza compare invece, a 9 anni dall’inizio del processo che ha distrutto la vita professionale e umana degli imputati, la stima dei professionisti interpellati sul livello delle cure e delle strutture offerte».

