«LA CUCINA UNISCE I POPOLI» PAROLA DI CHEF GENNARO

PESCARA. «Dobbiamo essere capaci di parlare al mondo con professionalità e competenza, conoscere le tradizioni degli altri e non restare passivi di fronte alle novità. Uno chef del proprio tempo deve...
PESCARA. «Dobbiamo essere capaci di parlare al mondo con professionalità e competenza, conoscere le tradizioni degli altri e non restare passivi di fronte alle novità. Uno chef del proprio tempo deve saper proporre un piatto moderno con stile contemporaneo ma con radici ben piantate nella tradizione del territorio, cercando di perdere il meno possibile e acquistare qualcosa in più». Secondo Gennaro Esposito è così che si affronta la globalizzazione, anche quella del gusto.
Lo chef partenopeo tra i protagonisti del rinascimento della nuova cucina italiana con la veracità dei suoi piatti innovativi espressione del perfetto mix di rigore, disciplina e creatività, è stato protagonista ieri al Café Les Paillottes della rassegna “A cena con una star”. Un appuntamento di successo (sempre tutto esaurito) che, per il terzo anno consecutivo, grazie alla collaborazione con Luigi Cremona e Lorenza Vitali di Witaly continua a portare a Pescara i top chef dell'alta ristorazione nazionale secondo la collaudata formula del corso di cucina al mattino e cena gourmet nella splendida cornice del complesso balneare De Cecco. Ieri mattina tra gli allievi della lezione di cucina tenuta dallo chef della costiera sorrentina (patròn della Torre del Saracino a Marina di Seiano e di Mammà a Capri) anche l'imprenditrice del vino Marina Cvetic Masciarelli con la figlia 14enne Chiara accompagnata dall'amichetta Luigia Spadaccini.
Tutte e tre appassionate di buona cucina e determinate a portare a casa suggerimenti e consigli sui piatti di pesce. Affiancato da una brigata «improvvisata» con il fratello Davide Esposito e Roberto Lepore, il bistellato Gennarino (suo appannaggio anche le tre forchette Gambero Rosso) ha presentato tre "piccoli piatti" emblematici della sua recente evoluzione: zuppetta di olive Nocellara e mandorle, purea di finocchi con pesce bandiera “anni '80"; risotto ai peperoni gialli con trippa di stoccafisso; pappardelle con cozze alla saracena. Una cucina, ha spiegato lo chef, che mette insieme testa e cuore, prodotto del territorio e gusto, leggerezza e piacere che può regalare la tavola senza appesantire. «Cibo e vino», ha affermato, «sono due piaceri che devono stare insieme, qualcosa di buono che sappia raccontare di chi l'ha fatto e dove. Oggi si va a cena per vivere un'emozione, come in un film. E noi dobbiamo essere capaci di tenere i clienti inchiodati alla sedia in un gioco delle parti che deve funzionare».
«Mi piace pensare che dietro ogni piatto ci sia un progetto, ma non c'è una ricetta precisa. Durante la giornata», ha rivelato, «il mio chiodo fisso è pensare all'abbinamento migliore tra ingredienti, la mia ossessione è combinare pesce e verdure. Tenendo bene a mente che la stagionalità è uno degli ingredienti del piatto. La creatività non ha limiti e va incoraggiata coltivando la propria anima: viaggiare, conoscere altre persone, vedere altri modi di fare può solo arricchirci. Non c'è cosa che più unisce i popoli come la cucina, il più veloce mezzo di comunicazione. Perciò», ha concluso,«a me piace tutto, sono curioso di tutto e chi viene da me deve assaggiare tutto senza fondamentalismi».
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