La Deco deve pagare 500 mila euro

8 Agosto 2016

L’impresa condannata per i rifiuti smaltiti a Colle Cese senza trattamento

PESCARA. «Dai registri di carico e scarico non si può avere alcuna certezza che i rifiuti siano stati oggetto di trattamento prima di essere avviati in discarica». Con questa frase, la commissione tributaria regionale dell’Aquila ha condannato la Deco a pagare 500 mila euro alla Provincia di Pescara.

Il contenzioso tra la Deco, la ditta dei rifiuti dei fratelli Di Zio con sede a San Giovanni Teatino, e la Provincia, assistita dall’avvocato Guglielmo Flacco, è partito nel 2011 quando la polizia provinciale ha comminato una sanzione alla ditta per lo smaltimento dell’immondizia nella discarica di Colle Cese di Spoltore: secondo il rapporto della polizia provinciale, i rifiuti erano stati smaltiti senza differenziazione e, proprio per questo, la Deco avrebbe dovuto pagare una tassazione più alta. Dopo la multa, la Deco ha fatto ricorso alla commissione tributaria provinciale di Pescara ma l’ente contabile ha dato ragione alla Provincia: anche secondo la commissione provinciale, i rifiuti sarebbero stati smaltiti «tal quali» e cioè senza cioè separazione del materiale ferroso, differenziazione in frazione secca e frazione umida. La ditta dei Di Zio ha fatto appello contro la decisione della commissione tributaria di Pescara e il collegio della commissione tributaria regionale dell’Aquila, composto dal presidente Domenico Casablanca e dai giudici Mario D’Angelo e Geremia Spiniello, ha bocciato ancora una volta la tesi della Deco: secondo l’impresa, il presunto errore nella gestione dei rifiuti, probabilmente dettato dalle «incertezze della disciplina applicabile», avrebbe dovuto essere «scusabile». Inoltre, per la Deco, la Provincia avrebbe commesso errori nell’esame dei rifiuti e la sanzione sarebbe addirittura prescritta perché riferita all’anno 2006. Per la commissione, invece, «pur nella considerazione delle modifiche normative, gli adempimenti del contribuente hanno oggettivamente alimentato le incertezze di identificazione dei rifiuti e, quindi, non possono ritenersi sussistenti gli elementi per ravvisare un errore scusabile».

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