La denuncia di due pensionati: «Dopo oltre 50 anni non ci confermano la palma, in spiaggia vogliono i giovani»

I coniugi Gabriele, storici frequentatori dello stabilimento “Croce del sud”: «Mandati via dalla prima fila e senza un posto alternativo, ci sentiamo offesi»
PESCARA. Chi vive a Pescara lo sa, lo stabilimento è come la squadra di calcio, come la famiglia: non si cambia. Anno dopo anno ci si ritrova lì, con i vicini che diventano amici e quell’ombrellone, o quella palma che per una manciata di mesi diventa un po’ come la seconda casa. E così anno dopo anno, mentre la fedeltà del cliente viene premiata con l’avanzamento verso riva fino alla conquista della prima fila, una medaglia per chi la ottiene, un punto di arrivo per chi, pronto al “salto”, aspetta.
È la premessa necessaria per comprendere l’amarezza con cui una coppia di pensionati, 86 lui, 82 lei, si è vista dare il benservito via Whastapp, dopo oltre 50 anni trascorsi in prima fila alla Croce del sud, da tre stagioni orfana della storica gestione della famiglia Terra. «Gentile Gabriele», scrive lo staff dello stabilimento, «in vista della prossima stagione stiamo effettuando una riorganizzazione generale degli spazi dello stabilimento legata a una nuova pianificazione delle postazioni. Per questo motivo, purtroppo, non ci sarà possibile confermare le assegnazioni storiche per la stagione 26. Desideriamo ringraziarvi sinceramente per aver condiviso con noi le passate estati e per la fiducia dimostrata nel tempo, restiamo naturalmente a disposizione e vi auguriamo il meglio per la prossima stagione estiva». Della serie, “buona vita”, arrivederci e grazie.
Un fulmine a ciel sereno per Luigi Gabriele che, abituato a guardare le persone negli occhi, vuole capire meglio e con la moglie Rosaria e la sorella sabato si è presentato allo stabilimento a nome dell’intero gruppo di otto persone che occupava abitualmente la palma. Ma, raccontano i coniugi Gabriele, segretario comunale lui e insegnante lei in pensione, «il peggio doveva ancora arrivare».
«Siamo andati sabato per sapere se ci spostavano dietro, ma la risposta è stata che “forse” c’era una possibilità in terza fila, ma che dovevano aspettare la risposta di un nuovo cliente e che ci avrebbe fatto sapere domenica. Cosa che non è successa». E aggiunge la moglie: «La cosa che ci ha fatto più male, è che la persona con cui abbiamo parlato, Luca ha detto di chiamarsi, ha tenuto a precisare che loro sono un’impresa, che le cose non funzionavano più come i precedenti proprietari. Ci ha detto “noi lavoriamo in un certo modo, abbiamo cambiato politica nell’assegnazione dei posti e che comunque” così ci ha detto, “loro preferiscono dare le palme ai giovani che consumano al ristorante e al bar”. Ci ha detto proprio così».
A quel punto i coniugi, fino a due anni fa premiati anche con lo sconto del 10 per cento per la tempestività con cui saldavano con largo anticipo i tremila euro della stagione, hanno fatto presente che, di fatto, in quel modo li stavano cacciando: «Dopo più di 50 anni dobbiamo aspettare la risposta di un nuovo cliente per essere spostati in terza fila, e se c’è lui, noi ce ne dobbiamo andare: ci state letteralmente cacciando, gli abbiamo ribadito», continua la signora.
E il marito: «Da parte loro nessuna scusa, la domenica in cui dovevano farci sapere non si sono fatti vivi e ieri (lunedì ndr) che ho chiamato ha risposto la segreteria». Gli fa eco la moglie: «Mi sento offesa, prima di tutto perché ci hanno chiamato a cose fatte e soprattutto perché ci mandano via in quanto, così ci siamo sentiti dire, non consumiamo. Lo hanno detto a noi che abbiamo sempre pagato in anticipo e che andiamo al mare prestissimo e se teniamo occupata la palma fino a mezzogiorno è già troppo. Siamo tornati a casa umiliati e offesi, anche perché la spiaggia è un bene demaniale, dove sta scritto che chi non consuma va messo dietro, o mandato via?».
Il risultato è un senso di protrazione profonda per la coppia di pensionati che conclude: «Per noi quella palma era un motivo di incontro e di chiacchierate, un modo per mantenere unito il gruppetto che da tanti anni si ritrova lì, con ferragosto insieme e l’estate che passa in compagnia. Ma, ribadiamo, se l’avessero detto in maniera diversa, se ci avessero chiamato, spiegato, sarebbe stato diverso. Invece hanno fatto tutto da soli, per poi dirci che preferiscono i giovani che consumano. Ma la spiaggia non è loro».
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