«La disoccupazione fa crescere i disturbi della personalità»

19 Novembre 2015

I dati allarmanti del direttore del centro di Salute mentale: droghe e problemi legati al lavoro acuiscono il fenomeno

PESCARA. Nell'ultimo anno sono aumentati del 5-8 per cento i casi di giovani con disturbo della personalità. Hanno tra i 18 e i 40 anni, ma cresce l'esercito dei malati, poco più che adolescenti. Dei 1.800 pazienti in cura dal 2014, sono in totale 205 i soggetti assistititi, di cui 165 rilevati a Pescara e 40 a Tocco da Casauria. Tra le cause che scatenano la patologia, una forte componente genetica, famiglie disturbanti, droghe, problematiche affettive e socio lavorative.

Tino Trotta, psichiatra e direttore del centro di Salute mentale di Pescara sud e Maiella-Morrone, snocciola dati allarmanti. «Abbiamo generalmente circa 4mila visite l'anno, ma nell'ultimo periodo si registra un aumento del 35 per cento di pazienti con disturbo della personalità associata ad altre patologie quali depressione, ansia e disturbi psicotici. Crisi lavorativa e disoccupazione hanno acuito queste patologie».

Cosa sono i disturbi della personalità, quando e come si manifestano? «Sono un doloroso stile di vita» spiega il dirigente del centro di via Paolini che conta venti operatori tra psicologi, psichiatri, tecnici della riabilitazione, assistenti sociali e infermieri, «non sono caratterizzati da specifici sintomi, come il disturbo ossessivo compulsivo, la depressione o gli attacchi di panico, ma dalla presenza esasperata e rigida di alcune caratteristiche della personalità che diventa istrionica, bizzarra, narcisistica, antisociale, borderline. I cambiamenti di umore repentini, dalla depressione alla gioia, sono disorientanti per coloro che vivono accanto alla persona disturbata. Secondo alcune ricerche, una persona su dieci, della popolazione in generale, soffrirebbe di tali disturbi che costituiscono un vero e proprio problema di salute pubblica. I soggetti interessati non si accorgono quasi mai della loro patologia e quindi sono le famiglie, i datori di lavoro, i medici curanti a indirizzare i pazienti nei nostri centri.

I disturbi della personalità si curano meglio con i farmaci o con la psicoterapia? «È importante cominciare con la psicoterapia, meglio se cognitiva comportamentale, a medio-lungo termine ed è ciò che facciamo come primo intervento. Solitamente, i farmaci non modificano la struttura di personalità, anche se in alcuni casi possono essere utili per gestire i sintomi ansiosi e depressivi».

Quanto alla relazione tra uso di droghe, spesso tagliate con sostanze allucinogene di natura dubbia e i disturbi della personalità, Trotta spiega che «è difficile stabilire una conseguenzialità, di certo le droghe rendono manifesti ed esasperano i comportamenti dei soggetti di per sé disturbati. Gli operatori del Sert intercettano queste patologie nei tossicodipendenti che vengono attenzionati».

I casi vengono poi segnalati al centro di Salute mentale. Che tipo di aiuto possono ricevere le famiglie stravolte dalla bizzarria comportamentale dei congiunti? «Devono rivolgersi al nostro centro senza timore» rassicura lo psichiatra, «spesso, accade che i familiari abbiano troppe aspettative perché vorrebbero vedere risolti rapidamente i loro problemi, ma il nostro compito è conoscere il paziente per poterlo indirizzare verso una gestione di vita migliore per sé e le persone che gli stanno intorno». Trotta annuncia che il numero dei casi di tso, trattamento sanitario obbligatorio, «è diminuito negli ultimi tempi, anche grazie a una efficiente assistenza sanitaria domiciliare».

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