La disperazione della mamma: «Prego Dio che Yelfry si salvi»

Davanti all’ospedale la rabbia e il dolore della famiglia e degli amici del ragazzo in Rianimazione «Odio chi ha fatto del male a mio figlio, stava solo lavorando e l’ha quasi ammazzato: deve pagare»
PESCARA. «Mio figlio sta lottando per la vita e io lo rivoglio come era prima, bello, sano e forte. Voglio giustizia, l’uomo che l’ha quasi ammazzato deve rimanere in galera. Ha distrutto la mia famiglia e ora deve pagare». La rabbia cresce e le lacrime non si fermano per Melani Guzman, 43 anni, dominicana, mamma di Yelfry, il cuoco 23enne, ex campione di pugilato e papà di un bambino di tre anni, da domenica in Rianimazione dopo che un cliente del locale dove lavorava gli ha sparato.
Gli altri due figli di Melani, Meliza e Francisco, 20 e 27 anni, la circondano d’affetto e non la lasciano mai sola. Il momento più duro è quando tutti e tre rimangono al capezzale di Yelfry, nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Pescara. «Lui non può sentirmi», abbassa gli occhi Melani, badante a Manoppello, distrutta dal dolore, «ma gli parlo e gli dico: amore mio, torna da me, non lasciarmi, non posso vivere senza di te».
Continua la madre di Yelfry, residente a Chieti con la famiglia, a Madonna degli Angeli, dove il ragazzo è arrivato otto anni fa: «Siamo molto uniti, mio figlio non meritava di finire così. Ho paura di dirlo ad alta voce, ma certo, lo penso: ho il terrore che rimanga paralizzato o che possa morire. Spero in Dio che si salvi, che torni come prima, bello e forte. Anche perché vuole andare a Santo Domingo a portare i giocattoli ai bambini poveri e sfortunati, questo è il suo sogno. Odio chi gli ha fatto del male, provo tanta rabbia. Stava solo lavorando, lavora come un pazzo mio figlio. La mattina, quando finisce il suo lavoro di addetto alla sicurezza in un locale di Chieti, torna sempre a casa con i cornetti caldi. Non ha risposto al pugno perché non si aspettava di essere colpito. E ora lotta con quattro pallottole in corpo, è stato colpito alla testa, sotto al collo e ai fianchi».
La famiglia è avvolta dall’affetto della comunità dominicana pescarese e chietina e dagli amici di Yelfry.
Ieri pomeriggio si sono riuniti spontaneamente davanti all’ospedale per dire a Melani «noi siamo qui, accanto a te, non sei solo a combattere» e lo ripeteranno oggi pomeriggio, durante il sit in piazza Salotto, con slogan e striscioni. Khiara Chavez e Noemi Mariano, entrambe ventenni, studiano Criminologia all'università D’Annunzio: «Siamo qui per dirgli che non è solo, lui è una bellissima persona e avrebbe fatto lo stesso per noi», dicono mentre si tengono strette per darsi forza. Jacqueline Cuello, 39 anni, imprenditrice, è in Italia da dieci anni. È amica di famiglia di Yelfry: «Quando ho saputo cosa gli era accaduto da un nostro amico comune sono scoppiata a piangere. Hanno sparato a Yelfry, non riuscivo a crederci. Lui è il ragazzo più buono che c'è, provvede lui alla famiglia, non fa mancare mai nulla a nessuno. Chi gli ha sparato non è pazzo, merita la galera a vita». Un altro amico, Nandi Figueroa, agricoltore a Torre de' Passeri, ricorda «le cene e i momenti allegri trascorsi insieme e i tanti regali ai bambini», figli degli amici».
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