La doc Montepulciano fa 50 ma le radici sono antiche

Il grande rosso della regione festeggia a Verona il traguardo del mezzo secolo Con un incontro di produttori e una degustazione storica dal 1968 al 2017
VERONA. Mezzo secolo di vita, un vino doc che ha fatto e fa il giro del mondo con consensi crescenti, una celebrazione fra storia, esperienze produttive e degustazioni che rende onore al Montepulciano d'Abruzzo. Il padiglione 12, quello che ospita la nostra regione, è stato protagonista in questi giorni a Vinitaly per i 50 anni dalla istituzione della doc e non solo, perché nella serata di gala al palazzo della Gran Guardia, nel cuore di Verona, lunedì scorso, il vino principe abruzzese è stato festeggiato dal gotha del settore enologico, una festa seguita al pranzo, nello Spazio di Niko Romito in fiera, con le ricette Pane, Montepulciano, agnello e pollo e Pancetta, Montepulciano e cipolle, dedicate dallo chef tristellato al 50° anniversario della Doc.
Il giorno prima sono state degustate invece alcune espressioni emblematiche di Montepulciano, selezionate dalle guide di settore. Da Valentini a Cataldi Madonna, da Masciarelli a Torre dei Beati, da Emidio Pepe a Podere Castorani, i principali curatori italiani hanno elogiato il Montepulciano, presentando un vino dallo spirito «nobilmente rustico», «testimone della veracità e dell’intensità di una regione come pochi altri vini in Italia», «un rosso che ti accompagna dal quotidiano alle grandi occasioni».
Un concentrato di attenzioni dedicate non solo alla produzione ma anche alla storia del Montepulciano d'Abruzzo, ha notato Valentino Di Campli, presidente del Consorzio di Tutela Vini d'Abruzzo che, assieme a Dino Pepe, assessore alle politiche agricole della Regione Abruzzo, ha presentato gli eventi organizzati per il cinquantennale della Doc, fra cui l'importante incontro con i produttori e degustazione storica di ieri promosso dal Movimento Turismo del Vino, presieduto da Nicola D'Auria, insieme a Consorzio e Regione. “Le radici del futuro. Montepulciano d'Abruzzo dal 1968 al 2017”, condotto dal giornalista Giorgio D'Orazio e dal sommelier Nicola Roni, si è trasformato in un momento fondamentale per raccontare la gestazione della denominazione vinicola più rilevante d'Abruzzo e per fare il punto su presente e futuro alla luce dei ricordi e delle esperienze dei produttori, nonché di grandi etichette del territorio, come a dire che il futuro del Montepulciano d'Abruzzo sta nelle sue radici. Radici profonde quanto una storia che va ben oltre il riconoscimento della Doc, come hanno dimostrato i protagonisti, vignaioli delle quattro provincie abruzzesi - Piero Cornacchia, Camillo Montori, Emidio Pepe, Dino Illuminati, Francesco Paolo e Gabriele Valentini, Rocco Pasetti, Tonino Verna, Umberto Buccicatino, Stefania Bosco, Enrico Marramiero, Alice Pietrantonj, Chiara Ciavolich, Enrico Cerulli Irelli, Nic Tartaglia, Gaetano Carboni, Adolfo De Cecco, Paolo Savini de Stasser, Lamberto Vannucci, Emilio Rapino, Federico De Cerchio e Pier Carmine Tilli - il volto di aziende storiche, aziende mature e di giovani realtà vitivinicole. «Vini di successo accanto a vini che si fanno strada e a vini al debutto che sono portatori di tradizioni o nuove interpretazioni produttive», ha notato Giorgio D'Orazio nell'introduzione, «una batteria di annate, dalla iconica 1968 di Valentini alle immediate 2017, che hanno avuto il compito di testimoniare, insieme a documenti, relazioni e aneddoti, il cammino di questo vino e di questa Doc, dai "Montepulciani" allevati nel '600 negli "Stati Medicei" dell'Abruzzo alle testimoniate vinificazioni in purezza dell'800, dai cambiamenti del patrimonio e della geografia viticola regionale, dalla forte valenza sociale ed economica, avvenuti a metà '900, fino all'elevazione del Montepulciano d'Abruzzo Doc ad opera della commissione presieduta da Massimo Arlini, sulla base dei vini e della documentazione storica di Edoardo Valentini e al contributo di personaggi come il produttore Giuseppe Savini, l'enologo Carmine Festa e l'imprenditore Giustino De Cecco fra gli altri». Un momento in particolare è stato dedicato proprio al ricordo del dottor Massimo Arlini, responsabile del settore oli e vini di Federconsorzi negli anni '60 e promotore del progetto della Doc Montepulciano d'Abruzzo presso il Ministero, da parte del nipote, l'avvocato Domenico Arlini che ha fornito in esposizione una bottiglia del 1920 prodotta in Atri da Lodovico Arlini, la prima finora conosciuta a riportare il nome Montepulciano. «Grazie a contributi inediti, dai quaderni di campagna sul Montepulciano del 1898 della famiglia Valentini fino a questa etichetta del senatore Arlini, mio trisavolo fra l'altro,» ha sottolineato D'Orazio, «possiamo capire oggi come ci fosse consapevolezza già allora della qualità del vitigno e del vino che oggi festeggiamo come Montepulciano d'Abruzzo Doc». (cr.re.)

