La donna violentata: nessuno mi ha aiutato

Nella casa abbandonata c’erano altri uomini, tra cui il compagno. «L’aggressore mi ha colpito con due pugni in testa»
PESCARA. «Quell’uomo è come un armadio, per quanto è grande. Quando ha provato a violentarmi ho chiuso le gambe, le ho strette, mi sono opposta in tutti i modi. E allora lui mi ha tirato due pugni in testa, uno da una parte e uno dall’altra. Mi è uscito il sangue come se fosse una fontana. Forse si è impressionato perché è stato allora che ha mollato la presa. Ma a quel punto io sono svenuta e mi sono svegliata la mattina dopo, quando il mio amico Roberto mi ha soccorsa e ha chiamato il 118». Piange, la donna che ha subito un’aggressione in una casa abbandonata di via Alento a Pescara. La 50enne, ucraina, in Italia da molti anni ma barbona «da settembre», parla dell’uomo che ha cercato di violentarla e lo chiama «armadio», mai per nome. L’unica cosa che la fa stare tranquilla è il fatto che lui ora sia in carcere, dopo l’arresto da parte dei carabinieri.
Lo conosceva solo di vista, prima di quella notte, «e stavo sempre lontana da lui». Quella sera, nella casa, «abbiamo bevuto birra tutti insieme, con il mio compagno e altre persone. Anzi, ex compagno, perché da allora non l’ho più visto». Poi il marocchino, «che aveva cominciato a bere whisky dalla mattina», è diventato violento. Gli altri sono praticamente fuggiti dalla casa, ma lei è rimasta «perché non avrei mai immaginato una cosa del genere».
Se n’è andato anche il compagno, che l’ha lasciata con il marocchino «e altri 4 o 5 uomini, che però sono rimasti in un’altra stanza» della casa abbandonata, completamente buia perché le finestre sono murate. Il marocchino ha cominciato a spogliarla, toccandola nelle parti intime, ha avanzato delle proposte sessuali che lei ha respinto e si è denudato. «Non ero ubriaca, no che non lo ero, anche se è vero che qualche volta bevo. Se fossi stata ubriaca non avrei avuto tutta quella forza per fermarlo». Purtroppo non ha potuto contare sull’aiuto di nessuno perché il suo compagno l’ha lasciata lì e gli uomini nell’altra stanza non hanno mosso un dito «ma hanno sicuramente sentito». Non ha neppure potuto chiedere aiuto «perché non ho più il cellulare» ed è stato Roberto, un altro senzatetto che fino a poco prima era con lei, a trovarla ferita la mattina dopo, «mentre il marocchino dormiva nell’altra stanza», e a telefonare al 118 che l’ha soccorsa e condotta in ospedale, dove è stata medicata. Ha una ferita sulla testa molto estesa, che copre con una fascia per capelli, e graffi sul collo. «Non me li sono fatta da sola», dice la 50enne che in passato ha lavorato come badante e ha anche passato qualche incarico alle amiche (ma senza il telefono è irrintracciabile, «è come se mi avessero tagliato le gambe»). Si sente attaccata dagli «altri barboni» che malignano sulla violenza «e dicono che sono stata io a sbattere la testa oppure che mi ha ridotto così il mio compagno. Ma non è stato lui, non avrebbe avuto motivo. È fuggito, forse, perché è esile, non avrebbe potuto affrontare «l’armadio». E poi ha un decreto di espulsione, ecco perché non si è più visto. L’importante è che stia bene, che non sia stato picchiato anche lui. Ma ormai per me è un ex».
Nonostante si sforzi di sorridere «davanti agli altri», le lacrime continuano a rigare il volto della 50enne. Spera che tutto passi, e sa di avere la forza per voltare pagina perché «sono russa, sono dura». Nei prossimi giorni sarà accolta da un’associazione che si occupa di donne vittime di violenza. Da ieri, poi, «mi hanno trovato posto in un hotel, dove resterò per tre giorni». Ma non vuole rimanere sola, non vuole allontanarsi dai suoi amici, che in questi giorni non l’hanno mai abbandonata, e dal tugurio dove è accaduto tutto, che è comunque una casa, per lei. «Roberto e la sua compagna sono degli amici veri, per me, gli unici», continua a ripetere a pochi passi dalla casa. E spiega che lì dentro Roberto ha pulito tutto, mercoledì. «Ha anche ritrovato il mio orecchino, perso quella notte. E il telefono del mio compagno, che si è rotto».

