La faccia bella di Rancitelli negli scatti di chi ci vive

21 Dicembre 2016

Non solo droga e malavita. La Caritas che da sei mesi si occupa dei due parchi ha allestito laboratori per bambini e una mostra fotografica in cerca di sponsor

PESCARA. La bellezza può germogliare ovunque, basta alimentarla. Scommettendoci un po’.

Lo raccontano l’albero di Natale che quest’anno campeggia nel cortile del Ferro di cavallo; la mostra fotografica su Rancitelli; il campetto con le porte da calcio nel parco della Speranza di via Lago di Borgiano; i laboratori per bambini sempre più affollati nel parco dell’Infanzia di via Tavo per anni depredato, bruciato e usato come hotel dei tossicodipendenti al punto che pure le ditte chiamate per riparare i danni avevano smesso di rispondere ai bandi del Comune. Come le associazioni, che hanno disertato anche l’ultima gara per la gestione di quell’area verde. Una scommessa da 300mila euro inaugurata nel 2008 dall’allora sindaco D’Alfonso e sfiorita invece all’ombra del casermone della droga. Il Ferro di cavallo appunto. Una sconfitta cocente per il Comune che per primo s’è messo in mente di riprovarci e ha trovato nella Caritas una sponda decisiva per prendersi la rivincita.

Parte da qui il progetto Ninive finanziato con l’8 per mille e con cui la Caritas di don Marco Pagniello ha iniziato la sua attività nelle zone più buie di Villa del Fuoco, nel rione Rancitelli, più in particolare in via Tavo (al Ferro di cavallo) e in via Lago di Borgiano. Zone dove tra droga, armi e giri strani c’è anche tanta gente perbene.

Un progetto iniziato a marzo con la benedizione di don Luigi Ciotti che venne di persona a vedere, ma entrato nel vivo quest’estate, con un calendario di attività che si è focalizzato nei parchi dell’Infanzia in via Tavo e della Speranza in via Lago di Borgiano, con un camper che ogni venerdì gira per le strade pronto a intercettare i bisogni e i sogni delle persone. Come quello di avere un albero di Natale anche lì, nel piazzale del supermarket della droga. «Dopo mesi di diffidenza ce l’hanno chiesto alcune persone che abitano al Ferro di cavallo. Ci siamo fatti portavoce con il Comune che ce l’ha mandato e poi l’abbiamo addobbato insieme con alcuni dei residenti che hanno portato palline e addobbi da casa», racconta Barbara Magliani, uno dei cinque operatori di strada della Caritas che con Giannicola D’Angelo, Teodoro Rotolo, Lorena Colantuono, Giuseppe Beatrice e la coordinatrice Luigina Tartaglia si occupa del progetto. Per settimane hanno raccolto calcinacci e siringhe, con gli operai del Comune che hanno risistemato il manto erboso mentre sulle pareti della struttura muraria prendevano forma murales potenti come quello di Giovanni Falcone. Tutto tra la diffidenza della gente, che diceva ai bambini di non avvicinarsi «perché quelli sono gli assistenti sociali e ci controllano».

E che invece adesso, ogni mercoledì pomeriggio, almeno in una ventina dai 4 ai 13 anni vanno a seguire attività e laboratori. «È cambiato il modo di partecipare», commenta ancora Magliani, «si è creata una relazione. E la prova è proprio il parco che pur aprendo solo il mercoledì pomeriggio non è stato più violato». Più o meno la stessa cosa accaduta in via lago di Borgiano: i ragazzini volevano delle porte da calcio, il Comune quest’estate gliel’ha fatte avere e stanno ancora lì, nel parco della Speranza. «Far cadere le cose dall’alto è deleterio», rimarca Magliani, «le persone vanno coinvolte, ascoltate e rese protagoniste delle scelte. Per il parco dell’Infanzia, ad esempio, ci hanno chiesto il campo da calcetto e dei giochi che il Comune si sta attivando a realizzare. Sta poi a loro salvaguardarli. Non sarà tanto, ma è un primo passo».

Perché alla fine la filosofia è proprio questa: seminare per far germogliare il bello e imparare a riconoscerlo. Così è nato anche il mini laboratorio di fotografia che la Caritas, sempre con il progetto Ninive, ha avviato con un’associazione fotografica del rione, La genziana di via Lago di Capestrano. Un corso alimentato dalle uscite nel quartiere con le macchinette fotografiche, a rubare gli scorci più inattesi.

La mostra è stata per due giorni al circolo Aternino. Ma quelle immagini hanno ancora tanto da raccontare anche a chi non vuole sapere neanche come ci si arriva, a Rancitelli. «Vorremmo replicare la mostra», dice Corrado De Dominicis, dell’ufficio comunicazioni Caritas, «ma ci vuole qualcuno che ci aiuti a sostenerne l’allestimento. Sarebbe bello portare la parte bella di Rancitelli in centro, per mostrarla alla città e per ricordare a chi invece ci vive che dall’isolamento si può e si deve uscire».

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