La fama improvvisa dopo un’intervista
Avesta Harun, nome di battaglia di Filiz Saybak, è improvvisamente diventata in Occidente un simbolo della lotta per l’indipendenza del popolo curdo pochi giorni prima di morire, nel settembre 2014,...
Avesta Harun, nome di battaglia di Filiz Saybak, è improvvisamente diventata in Occidente un simbolo della lotta per l’indipendenza del popolo curdo pochi giorni prima di morire, nel settembre 2014, a soli 24 anni. A rendere visibile e affascinante la sua storia, così come il suo volto in cui brillavano due straordinari e magnetici occhi verdi, fu un’intervista pubblicata sul magazine americano Foreign Policy dal titolo “Incontro con le donne toste che stanno combattendo contro lo Stato islamico”.
Avesta era una guerriera del Pkk (il partito dei lavoratori del Kurdistan) già da diversi anni, quando aveva seguito le orme del fratello Harun, ucciso in combattimento dai turchi, nella lotta armata per l’indipendenza dei curdi. E al momento della pubblicazione dell’intervista, Avesta era a capo di un commando di 13 combattenti del Pkk, tra cui 8 donne, che insieme ad altre centinaia di volontari curdi erano scesi dalle montagne di Qandil per difendere dall’attacco dell’Isis la città di Makhmour, nel Kurdistan iracheno. E in quel teatro di guerra, Avesta ha trovato la morte il 12 settembre 2014, in combattimento contro i miliziani dell’Isis. Era a capo di un’unità congiunta Pkk-peshmerga quando è stata colpita al collo da un proiettile.

