La famiglia di Albi: no al funerale Intervento di sei ore per Cavallito

11 Agosto 2022

Per l’architetto di 66 anni ucciso nel bar, niente cerimonia in chiesa: va tutelata la figlia di nove anni E continuano i controlli a tappeto: nell’ultima settimana identificate oltre tremila persone in città

PESCARA. Nessun funerale per Walter Albi, l’architetto 66enne di Francavilla ucciso il primo agosto da un killer che lo ha colpito quattro volte, con una pistola calibro 9, tentando di uccidere anche il 49enne che era con lui, Luca Cavallito, ex calciatore. Un gruppo di amici era pronto a pagare le spese della cerimonia funebre, per dare l’addio ad Albi nella chiesa di Villa Raspa, ma la famiglia del 66enne ha ritenuto opportuno evitare di esporre la figlia, dal punto di vista mediatico.
La priorità, in questi giorni particolarmente difficili e dolorosi dopo la tragedia di via Ravasco, è di tutelare la bambina di 9 anni. E quindi l’ultimo saluto avverrà in forma strettamente privata e si procederà solo alla tumulazione (le spese saranno sostenute dal Comune di Francavilla). Dalla Procura è arrivato ieri il via libera alla riconsegna della salma ai familiari del 66enne che era molto conosciuto, non solo a Pescara e non soltanto per la sua attività lavorativa ma anche per i molteplici interessi, specie a livello sportivo. Intanto, in ospedale, Cavallito, raggiunto da 4 colpi di pistola, è stato sottoposto a un nuovo, delicato, intervento chirurgico, durato oltre sei ore. Questa volta l'intervento sul 49enne, effettuato dall'équipe di Giuliano Ascani, direttore della chirurgia Maxillo-facciale dell'ospedale pescarese, si è concentrato sul volto. Dopo oltre sei ore di intervento, il paziente è stato riportato nel reparto di Rianimazione dove si trova da più di una settimana in coma farmacologico. Nei prossimi giorni i medici proveranno a svegliarlo dalla sedazione, ma nel frattempo non sono esclusi nuovi interventi. Ieri, dalle 9 alle 15.30, lo staff del primario Ascani ha effettuato la ricostruzione di uno zigomo e della mandibola, danneggiati dai proiettili. La prognosi è sempre riservata: le condizioni di Cavallito rimangono stabili, ma gravi.
E mentre il ferito viene costantemente protetto in ospedale dalle forze dell’ordine, in città i controlli sono stati intensificati, immediatamente, mentre da più parti è stato lanciato un appello ad implementare l’organico delle forze di polizia, per garantire la sicurezza della città. La disposizione è partita dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo, il giorno dopo l’agguato nel bar, nel corso di un vertice in prefettura che ha visto la partecipazione anche del procuratore Giuseppe Bellelli. E ieri proprio il prefetto ha tracciato un bilancio dell’attività di questi giorni, per ciò che riguarda i servizi interforze disposti dal questore Luigi Liguori.
Complessivamente sono scesi in strada 230 operatori delle forze dell’ordine che hanno identificato 3.065 persone, nel giorni successivi all’omicidio. Le pattuglie sono state utilizzate per ispezioni di auto, borse e bagagli, perquisizioni personali e locali, posti di controllo e presidi delle zone più significative. I veicoli controllati sono stati 313, le persone arrestate 13 e i denunciati 36. L’attenzione è stata concentrata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, tant’è che sono stati sequestrati un chilo e 280 grammi tra cocaina, eroina, hashish e marijuana. Le violazioni al Codice della strada rilevate sono state 57.
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