La figlia di Eriberto: «Spero riapra presto»
«Questa notizia mi intristisce, ma spero che la vicenda si risolva e che il Jambo possa riaprire al più presto». Così Anita Mastromattei commenta la chiusura dello storico locale fondato dal padre, l’...
«Questa notizia mi intristisce, ma spero che la vicenda si risolva e che il Jambo possa riaprire al più presto». Così Anita Mastromattei commenta la chiusura dello storico locale fondato dal padre, l’indimenticato Eriberto. A quasi undici anni dalla morte del balneatore, era il 20 ottobre 2008, sulla «sua creatura», dice Anita, scende l’oblio, «mio padre avrebbe detto: dopo una morte c’è sempre una rinascita ed è ciò a cui anch’io voglio credere». Jambo, che in keniota vuol dire “ciao”, nasce nel 1990: «All’epoca si chiamava Marina di Eriberto, era più che altro un rimessaggio delle barche», rivela Anita Mastromattei, «a un certo punto con l’aiuto del mio amico Guido Carinci, bravo a fare le pubbliche relazione, decidemmo di far nascere un piccolo ristorante dove si mangiavano gli arrosticini sul mare, siamo stati i primi a realizzare questo tipo di attività. Nel 1995 mio padre lo fece ristrutturare, poi qualcuno gli appiccò il fuoco. Papà non si perse d’animo e lo ricostruì. Dopo la sua morte fu venduto». (c.co.)

