La figlia di Orlando: è un dolore che si ripete

27 Aprile 2018

Tre anni fa il pasticciere fu ucciso dal vicino: «Per lo Stato la vita di papà vale zero» E con la madre e il fratello si stringe alla famiglia Russo: «Andremo ad abbracciarli»

PESCARA. «Abbiamo pianto, sentire di quel signore ucciso dal vicino di casa ci ha fatto rivivere tutti i brutti momenti. Siamo stati male, ieri, sappiamo lo strazio che sta vivendo la famiglia».
Dopo tre anni (il 6 maggio) dall’omicidio del padre Giandomenico Orlando titolare della nota pasticceria di via Puccini, Francesca Orlando ha la voce che ancora si spezza quando ricorda quei giorni. Perché da allora tutto è cambiato. In peggio. «Non lo accetti mai, non riesci a fartene una ragione, perché oltre al dolore della perdita c’è quello per la giustizia che non c’è stata e mai ci sarà per la nostra famiglia. Papà è stato ucciso mentre stava lavorando e per lo Stato la sua vita vale zero».
Vale zero, dice Francesca che con il fratello Alessio e la madre porta avanti la pasticceria avviata e lanciata dal padre in tanti anni di sacrifici, perché tre mesi dopo l’omicidio, l’assassino Giovanni Grieco si uccise nel carcere di Teramo dov’era rinchiuso. E lo scorso 24 dicembre è morta anche la madre Maria Teresa Colaprete che con il figlio abitava proprio sopra la pasticceria che tanto aveavo in odio madre e figlio per via dei rumori e degli odori che, dicevano, arrivavano dal laboratorio. Dunque, a distanza di tre anni, la famiglia Orlando non solo non ha avuto giustizia, ma non neanche più nessuno su cui rivalersi per un eventuale risarcimento. «Il risarcimento sarebbe l’ultima cosa, perché tanto ci hanno distrutto, ma non c’è stato neanche quello, ennesima conferma che la vita di mio padre per lo Stato ha un valore pari a zero».
Adesso, nell’appartamento sopra alla pasticceria, è arrivata la ex compagna di Grieco con il figlio che avevano insieme. Una donna brasiliana che avrebbe preso possesso dell’appartamento. «Neanche lei», racconta Francesca Orlando, «ha avuto per noi parole di vicinanza. L’abbiamo vista passare un paio di volte, ci ha guardato, e poi basta».
Un ulteriore sfregio al dolore di una famiglia mutilata da un odio sfociato nelle quattro coltellate che Grieco vibrò contro il povero Orlando la mattina del 6 maggio 2015. «Papà aveva appena infornato le bombe, stava andando a buttare la spazzatura ed è finito così. Dopo che ne aveva superate tante nella vita». Si commuove Francesca che non si dà pace non solo per la fine riservata al padre ma anche perché è convinta, come la madre e il fratello, che si poteva evitare. «L’avevamo denunciato non si sa quante volte per le aggressioni e le minacce che già c’erano state, chiedevamo un allontanamento, un provvedimento che ci tutelasse in qualche modo, ma il magistrato per due volte, dopo le indagini della polizia, ha rimandato indietro gli atti. Non riteneva che ci fossero elementi sufficienti. Per due volte. Abbiamo letto le carte. E alla fine mio padre è stato ammazzato».
Uno sfogo pieno di rabbia e dolore che lascia comunque spazio a parole di vicinanza e solidarietà nei confronti della famiglia colpita dalla stessa tragedia. «A loro», conclude Francesca Orlando, «vogliamo dire che ci sentiamo vicini, che ci abbiamo pianto e che li abbracciamo. Cii dispiace tanto e li abbracciamo. E appena sarà possibile», promette Francesca con la madre che le sta accanto, andremo all’obitorio ad abbracciarli».
(s.d.l.)
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