La fogna maledetta si rompe ancora

1 Ottobre 2015

Quattordicesimo guasto in via Raiale: dura da 6 mesi l’emergenza che ha costretto all’uso della vecchia condotta

PESCARA. Si è rotta ancora la fogna di via Raiale. È la quattordicesima volta in quasi 6 mesi. Una condotta maledetta da quando, nella notte del 6 aprile scorso, l’Asse attrezzato è crollato travolgendo un tratto di fogna lungo quasi 250 metri diretto al depuratore. È stata quella frana a innescare l’emergenza. Una frana che, finora, è rimasta senza una spiegazione: è stato l’Asse attrezzato a sprofondare proprio in un tratto segnato da una crepa di 100 metri nell’asfalto che in un mese si è allargata sempre di più oppure è stata la condotta a collassare tirandosi dietro la strada? Una domanda che si è fatto anche il pm Andrea Papalia, titolare di un’indagine, affidata a forestale e capitaneria di porto, che mira a risalire fino alle cause dell’inquinamento del fiume e del mare. E il punto di partenza obbligato dell’inchiesta è proprio la prima rottura che, a cascata, ha provocato gli altri danni. Una rottura che ha costretto l’Aca a riutilizzare una vecchia condotta sotterranea in attesa che sia ripristinato il tratto distrutto. Ma l’intervento risolutivo, nonostante i quasi 6 mesi trascorsi, non è stato ancora fatto. E la vecchia condotta non riesce a smaltire i liquami prodotti da una città: un’emergenza diventata ormai cronica tanto che nelle e-mail che l’Aca ha consegnato agli inquirenti i termini più ricorrenti sono «ulteriore rottura»: con queste segnalazioni, firmate dal direttore tecnico dell’Aca Lorenzo Livello, l’ente gestore della fognatura ha dato gli allarmi a un elenco di indirizzi che è cresciuto sempre di più fino a ricomprendere anche gli stati maggiori dell’amministrazione comunale come il vice sindaco Pd Enzo Del Vecchio che è anche assessore ai Lavori pubblici. Uno scambio di e-mail in cui l’Aca segnala le rotture della condotta e detta la tabella di marcia degli interventi di riparazione. Interventi, però, su una condotta segnata anche da tratti in «avanzato stato di decomposizione con perdite molteplici».

Leggendo la corrispondenza tra l’Aca e il Comune, la Regione Abruzzo, la Asl di Pescara e altri enti pubblici, emerge che dal 7 maggio in poi, in occasione di ogni rottura con i liquami finiti nel fiume e poi nel mare, è stato usato l’Oxystrong, un disinfettante a base di acido peracetico, per «ridurre» i colibatteri. I documenti indicano anche la proporzione di disinfettante usato: 30 litri ogni ora e gli interventi di riparazione sono durati anche più di 8 ore. Sono migliaia, quindi, i litri usati finora.

La rottura più grave riporta alle 22 del 28 luglio scorso quando nel fiume sono finiti 30 mila metri cubi di liquami e l’Aca è corsa ai ripari «già dalle ore una con il dosaggio di acido peracetico in corrispondenza del sollevamento con circa 35 litri all’ora al fine di permettere un adeguato tempo di contatto e poter disinfettare lo sfioro su fosso Cavone». Questa la rottura ha fatto scattare anche un’indagine bis, affidata alla squadra mobile e diretta da due pm, Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio: con i valori dei colibatteri fuori controllo, il primo agosto scorso, il sindaco Pd Marco Alessandrini ha firmato l’ordinanza di divieto di balneazione ma senza renderla nota e tenendola nascosta fino al 3 agosto quando il mare è tornato balneabile e l’atto è stato revocato. Oggi, alle 16, ci sarà un consiglio comunale sul mare sporco e il sindaco sarà chiamato a riferire su quello che è successo.

L’emergenza non è affatto superata e lo testimonia l’ultima rottura. Ieri mattina, il vice sindaco Pd Enzo Del Vecchio ha lanciato l’allarme su un nuovo sversamento di liquami nel fiume, un allarme poi rientrato: «Le operazioni di scopertura del tubo della vecchia rete, riattivato in emergenza dopo il cedimento dell’asse attrezzato che ha provocato la rottura della condotta nuova, hanno evidenziato che il danno attuale è di dimensioni contenute e tale da consentire l’intervento di riparazione senza lo spegnimento della pompa di sollevamento, quindi senza che nulla vada nello scarico e da qui al fiume. Questo consente di mantenere la portata dei reflui verso il depuratore e operare congiuntamente per riparare le falle apertesi nel tubo». Il tratto di via Raiale, già chiuso ieri, resterà chiuso anche oggi: «L’Aca», spiega Del Vecchio, «procederà a verificare le condizioni della condotta nel tratto immediatamente successivo e ciò al fine di evitare possibili interventi di urgenza in futuro».

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