La foto prima di morire e il messaggio alla madre

29 Maggio 2023

La famiglia di Camplone: era felice. Gli amici di Toro: esperto di montagna

PESCARA. «Arrivato», ha scritto contento su whatsapp Gianluca Camplone poco prima delle 12 di sabato, alla mamma Loretta, alla figlia di 13 anni Sofia e a uno dei più cari amici Vincenzo, inviando insieme ai messaggi anche le foto di lui sulla cima del Corno Piccolo. Poi, più niente. Più nulla sino alle 14, quando ha iniziato a circolare la voce di due alpinisti pescaresi morti cadendo per centinaia di metri dalla parete nord della montagna. Di lì a poco, la notizia che uno era Gianluca Camplone 51 anni, grande appassionato di montagna e responsabile dello sci alpinismo dello Sci club Aterno, rappresentante di protesi ortopediche; l’altro, l’esperta guida alpina Raffaello Toro, originario di Caramanico e residente con la moglie Francesca Mastromauro, accompagnatore di media montagna, e con la figlioletta di 12 anni Margherita a Villa Santa Maria di Spoltore.
«Quando Gianluca mi ha scritto era felice», dice piangendo mamma Loretta, «è morto facendo ciò che più gli piaceva. Ha iniziato ad amare la montagna da piccolino e ne ha fatto la sua vita». «Amava la montagna», aggiunge papà Mario, storico meccanico di via Verrotti, «ma ne aveva profondo rispetto e ne conosceva tutti i rischi».
Camplone lascia oltre ai genitori, alla figlioletta Sofia e alla compagna Ersilia, le sorelle Alessia e Federica, e i fratelli Paolo, Francesco e Stefano. Lui era il primo figlio. «Ha cominciato a sciare», racconta la sorella Alessia, «che non aveva neppure 6 anni. Essendo il primogenito, mio padre lo portava da piccino ovunque. D’inverno in montagna, d’estate al mare e in barca. Con il tempo è diventato un grande sportivo. Andava in bicicletta, con il windsurf, andava a pesca. Negli ultimi anni ha iniziato a praticare anche l’arrampicata. Era una persona buona, allegra, sempre disponibile con tutti, aveva tanti amici e un amore immenso per la sua bambina». E ieri nella casa dei genitori, in viale Bovio, dove è stata allestita la camera ardente, è stato un via vai continuo di persone. A salutare la famiglia anche il sindaco Carlo Masci, l’onorevole Nazario Pagano, l’assessore Eugenio Seccia. Distrutti gli amici.
«Il suo ultimo messaggio», racconta Vincenzo Della Rovere, «mi è arrivato alle 11.43 di sabato mentre era in cima al Corno Piccolo. Alle 14, appena saputo di un incidente sul Corno Piccolo, gli ho scritto un messaggio, ma la doppia spunta blu non mi è mai arrivata. Gianluca lascia un vuoto enorme. Era l’animatore della nostra comitiva. Aveva creato un gruppo whatsapp, inserendo gli amici legati alla sua stessa passione per la montagna. L’aveva chiamato “Rodeo 999” e qui organizzava uscite, gite, cene. Era una esplosione di vitalità. Ed era buono, generoso, serio. Ultimamente si stava preparando per andare sul Monte Rosa, dove era già stato due anni fa».
«Sul gruppo», sottolinea Nico Renzitti, altro suo caro amico, «scriveva tutti i giorni, postava foto che adesso, a guardarle, mi danno grande tristezza. Lui era spumeggiante. Teneva unita la comitiva. Aveva poi grande passione per i cani. Aveva un akita con cui viveva quasi in simbiosi».
Tanto dolore anche a Caramanico e a Spoltore, paese di origine e di residenza di Toro, le cui comunità da subito si sono strette alla moglie Francesca, alla piccola Margherita, ai genitori Nicola e Graziella e alla sorella Patrizia. «Raffaello», dicono gli amici di Caramanico, «veniva spesso, ogni volta che poteva. Qui abita la sorella. A legarlo ancora di più a questa terra, in cui è nato e cresciuto, era proprio il suo amore per la montagna. Da ragazzo trascorreva in paese tutta l’estate. È una disgrazia immensa». Toro aveva iniziato ad arrampicarsi all’età di 17 anni. Il suo maestro è stato l’alpinista Giampiero Di Federico, che lo ricorda con grande affetto. «Poi», dice, «è diventato una guida alpina. Era un rocciatore esperto». Talmente esperto che quando c’era da dispensare consigli su come affrontare la montagna in sicurezza, tutti si rivolgevano a lui. Faceva parte del collegio guide alpine d'Abruzzo. «Studiare, conoscere, approfondire, saper rinunciare»: erano i consigli che dava agli altri e a se stesso prima di affrontare una montagna, «in cui puoi avere condizioni invernali a giugno ed estive a gennaio».
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