La frase che indignò? Non c’è reato

28 Novembre 2018

Fuori dall’inchiesta anche chi rispose: «La madre dei cretini è sempre incinta»

PESCARA. Fu lei a pronunciare al telefono quella frase ad uno sconcertato interlocutore che, disperatamente, tentava di comunicare la tragedia appena accaduta a Rigopiano. La frase infelice era: «La madre dei cretini è sempre incinta», riferendosi a chi teneva occupata la sala operativa della Prefettura con false notizie. Ma anche per lei, Daniela Acquaviva, così come per Vincenzino Lupi, responsabile del 118 nella stessa sala operativa, arriva la richiesta di archiviazione.
«Le indagini hanno consentito di accertare un'evidente superficialità ed approssimazione nelle verifiche di attendibilità delle richieste di soccorso avanzate, specie se si tiene conto dei ruoli specifici rivestiti dai funzionari indagati». «Pur trattandosi di condotte connotate da superficialità e scarsa professionalità e pertanto eventualmente rilevanti sotto il profilo deontologico e disciplinare - scrive la Procura -, l'assenza di elementi sulla loro efficacia causale rispetto agli eventi lesivi di morte e lesioni considerate ne esclude la rilevanza ai fini delle ipotizzate responsabilità di natura penale». I magistrati sottolineano che nella sala operativa della Prefettura si era diffuso «il comune convincimento che il crollo di Rigopiano fosse stato un falso allarme e che vi era stata idonea verifica». Questo perché era stato sentito al telefono il direttore dell'hotel, Bruno Di Tommaso, che si trovava però a Pescara, che aveva rassicurato tutti affermando di aver parlato poco prima con l'albergo e che «era tutto a posto». I magistrati spendono due parole anche sull'eventuale intervento di mezzi di soccorso aereo. «E' di tutta evidenza - affermano - che in assenza di un imminente pericolo di vita, dato che nessuno paventava che l'hotel potesse essere travolto da lì a poco dalla valanga, non era in alcun modo pensabile e ragionevole attivare un ponte aereo per evacuare l'hotel a fronte di centinaia di abitazioni e locali isolati in provincia e regione». L’ultimo aspetto trattato nell'archiviazione riguarda le posizioni dell'ex parlamentare Federica Chiavaroli e Tiziana Capuzzi, funzionaria della Prefettura, in relazione alle lesioni psicologiche che «avrebbero cagionato ai familiari di Stefano Feniello in conseguenza delle errate notizie e informazioni a loro fornite nelle prime giornate successive al crollo dell'hotel sulla sopravvivenza e rinvenimento ancora in vita di Stefano, quando invece lo stesso risulterà deceduto».
«Il sottosegretario alla giustizia Chiavaroli ebbe un colloquio con la madre di Stefano, mosso dall'umano intento di alleviarne l'angoscia, nel quale, sulla falsa riga della errata notizia acquisita presso il Centro operativo, descriveva l'operare in atto dei soccorritori sul presupposto della sopravvivenza del giovane». Una decisione di archiviare motivata anche dalla consulenza tecnica dello psicologo Aielli: «È compito assai arduo e di labile confine - ha detto l'esperto - riuscire ad estrapolare quanto di questo stravolgimento dei familiari sia riconducibile alle false notizie, differenziandolo e distinguendolo dall'infinito dolore per la sopravvivenza al proprio congiunto». (m.cir.)