La fuga di Elio e Francesca Via dalla trappola di Mosca

Lui di Pescara, lei di Magliano de’ Marsi: hanno 23 anni, il viaggio è da brividi
Un viaggio estenuante di 3.231 chilometri da compiere con 4 mezzi di trasporto diversi. Da Mosca all’Abruzzo, attraversando nove Paesi, per lasciarsi alle spalle una Russia sempre più isolata, i cui aerei da lunedì non possono più atterrare sul suolo dell’Unione Europea. L’avventura di Elio Fracassi e Francesca Macchia, nella capitale russa, si è chiusa per un motivo che non avrebbero mai potuto immaginare: la guerra. Lui, originario di Pescara, lei invece di Magliano de’ Marsi, entrambi 23enni e studenti dell’università Luiss di Roma. A settembre avevano cominciato il loro anno di studi in Russia alla Higher School of Economics, uno degli atenei più prestigiosi del Paese: lei in Finanza, lui in International Business.
Ma dopo l’invasione dell’Ucraina, all’alba di giovedì scorso, le guglie della capitale sono diventate meno accoglienti e l’aria si è fatta sempre più pesante.
«Subito dopo lo scoppio della guerra, la nostra università ci aveva rassicurato», spiegano Elio e Francesca, contattati telefonicamente dal Centro poco prima dell’inizio della loro odissea, che non si concluderà prima di giovedì o venerdì, «successivamente sono cominciate le proteste in tutta la Russia e l’ambasciata ha raccomandato a tutti gli italiani di lasciare il Paese». Tra domenica e lunedì, la situazione si è fatta insostenibile. «Ci siamo accorti che le nostre carte di credito non funzionavano più», sottolinea Francesca, «non riuscivamo più a comprare nulla e stavamo finendo i contanti». I due ragazzi, insieme agli altri studenti italiani della loro delegazione, avevano prenotato un aereo per rientrare in Italia lunedì, ma poi è arrivata la doccia fredda: l’Unione Europea chiude le porte agli aerei russi e il loro volo viene cancellato. Ieri il Cremlino ha ricambiato il favore, ma i due ragazzi erano già in cerca di un itinerario alternativo.
A quel punto, dal consolato italiano era già arrivata la direttiva di lasciare la Russia, ma «l’ambasciata non ci ha fornito un vero aiuto, né consigliato un percorso alternativo dopo il blocco dei voli. Siamo stati praticamente abbandonati a noi stessi».
L’odissea per tornare in Italia Da Mosca a San Pietroburgo: la prima tappa del viaggio è da oltre 600 km. L’obiettivo è aggirare il blocco dei voli e arrivare in Estonia varcando il confine. Francesca ed Elio hanno raggiunto San Pietroburgo nella serata di ieri, lui in treno e lei in aereo. Oggi partiranno per Tallin, dove potranno tirare il fiato. «Ma non sappiamo quanto resteremo in città», spiega Francesca, «l’importante è attraversare la frontiera tra Russia ed Estonia (altri 316 km in autobus). Poi cercheremo un volo diretto per Roma e, successivamente, rientreremo in Abruzzo in macchina o in altri modi». Un viaggio lungo e logorante, da affrontare con le valigie leggere. «Non sappiano se e quando potremo tornare in Russia», sottolinea Elio, «non abbiamo potuto portare con noi più dello stretto necessario e abbiamo dovuto lasciare vestiti e alcuni bagagli ai nostri amici russi».
Dopo aver abbandonato Mosca ieri, i due ragazzi si ricongiungeranno oggi per poi concludere il resto del viaggio verso l’Abruzzo insieme.
«Sono giorni estenuanti», spiega Francesca, «ma ho cercato di mantenere la calma per rassicurare la mia famiglia che è molto preoccupata. Certamente è stato un trauma, perché stiamo lasciando tutto quello che abbiamo costruito in questi mesi». Amicizie, speranze e un’esperienza di studi prestigiosa: tutto interrotto da un conflitto che ha reso irrespirabile l’aria di Mosca.
Nell’inferno delle proteste
Le prime avvisaglie sono cominciate giovedì, quando sono esplose le prime proteste contro l’invasione dell’Ucraina in diverse città russe: «Ma per noi era una situazione ancora vivibile», conferma il pescarese Elio, «ma vedevamo tutto quello che stava accadendo. Durante le manifestazioni, la repressione della polizia russa è stata davvero brutale: chiunque avesse in mano un cartello che inneggiava alla pace veniva picchiato o arrestato. Il centro di Mosca era letteralmente blindato». E anche l’università era diventata off limits per i due ragazzi. «Avevamo deciso di non frequentare più le lezioni in presenza», spiega Francesca, «e abbiamo cercato di restare il più possibile in casa per evitare problemi». Ma l’eco del conflitto in Ucraina aveva già stravolto la loro esperienza in modo irreversibile.
I russi e il conflitto
Anche le nuove amicizie di Elio e Francesca sono state inevitabilmente toccate dalla guerra, evidenziando una spaccatura “generazionale”. «I russi più giovani sono schifati e distrutti da ciò che sta accadendo. Molti di loro sono scoppiati a piangere di fronte a noi, chiedendoci scusa e pregando di non identificare tutta la loro popolazione con un dittatore come Putin», spiega Elio. Ma la differenza con le generazioni anziane è netta. Gli over 50 sono più nazionalisti, accedono meno ad internet e si fidano più del regime, «mentre i nostri coetanei subiscono le manovre politiche ma non possono contestarle apertamente per paura della repressione», sottolinea Francesca. «È il motivo per cui non bisogna fare di tutta l’erba un fascio», conclude Elio, «la Russia non è solo Putin e possiamo dirvelo per esperienza».

