«La giustizia ci ha premiato ma non riavremo mia sorella»

PESCARA. Hanno aspettato in silenzio. Il fratello voltando le spalle al passaggio dell’assassino della sorella, e la mamma abbassando gli occhi quando il caso ha voluto che potesse guardarlo in...
PESCARA. Hanno aspettato in silenzio. Il fratello voltando le spalle al passaggio dell’assassino della sorella, e la mamma abbassando gli occhi quando il caso ha voluto che potesse guardarlo in faccia, l’assassino della figlia. Ma neanche lui, Davide Troilo, che il 2 dicembre del 2016 ha ucciso con 17 coltellate l’ex fidanzata Jennifer Sterlecchini ha fatto qualcosa per cercare, in qualche modo lo sguardo di chi ha ferito per sempre. Non un cenno, né prima né durante né dopo la lettura della sentenza che ieri pomeriggio l’ha condannato in primo grado a 30 anni di reclusione.
Una sentenza che il fratello e la madre di Jennifer, Jonathan Sterlecchini e Fabiola Bacci hanno accolto abbracciati e con le mani intrecciate, quasi un corpo e un’anima soli, e il pensiero rivolto a Jennifer, alla loro Jennifer. È nel suo nome, nel suo ricordo, e per la sua incolmabile assenza, che alla lettura della sentenza madre e figlio si sono stretti senza parlare, con la madre che si abbandona al pianto, liberatorio e pieno di sofferenza, e il figlio che si concede ai microfoni e dà voce al dolore che comunque resta. Perché alla fine, alla fine, la vittoria giudiziaria non cambia le cose.
«Soddisfatto? Soddisfatto è un parolone», dice Jonathan Sterlecchini davanti alle telecamere, «oggi ha vinto la giustizia, anche se mia sorella non ce la ridà indietro nessuno. Mi sarebbe piaciuto se ci fosse stata la condanna all’ergastolo, ma va bene anche così, noi abbiamo creduto fino all’ultimo nella giustizia e alla fine la giustizia in qualche modo ci ha premiati». E il giovane che in questi mesi ha trasformato con la madre il dolore privato in una battaglia di amore e civiltà contro la violenza sulle donne, ha ricordato anche questo: «In questo momento non ho la forza per lanciare appelli, ma credo che in questo anno sia io che mia madre abbiamo dato modo a tutti di capire che ci si deve volere bene e che questi atti non dovrebbero proprio esistere». «Sono stata in ansia fino ad adesso», confida fuori dall’aula la nonna paterna di Jennifer, Filomena Paolini, «ma la sentenza che è uscita è giusta, sarà stata Jennifer a pregare per questo, anche se resta il fatto che lei non c’è più».
«Continueremo a lottare in nome di Jennifer, ma neanche una sentenza esemplare potrà riportarla indietro», ha aggiunto l’amica di famiglia Mariangela Silveri mentre Angelo Bertoglio, dell’Osservatorio nazionale Sostegno vittime ha rimarcato: «È una sentenza esemplare, ma ci doveva essere l’ergastolo se, come chiediamo da tempo, per casi così gravi, non fosse ammesso il rito abbreviato».

