La Lega avverte: «No alle liti Noi siamo pronti a reagire»

TERAMO. Meglio non litigare in questa fase particolarmente delicata della vita dei cittadini. È questo il messaggio, in estrema sintesi, che l'esecutivo regionale della Lega ha dato 48 ore fa agli...
TERAMO. Meglio non litigare in questa fase particolarmente delicata della vita dei cittadini. È questo il messaggio, in estrema sintesi, che l'esecutivo regionale della Lega ha dato 48 ore fa agli alleati di governo in Abruzzo partendo dalla ricostruzione della vicenda Quirinale, per arrivare alla ridistribuzione o, più semplicemente, al rimpasto di cui si parla da tempo in giunta regionale.
«Abbiamo riunito la classe dirigente del partito per discutere della situazione politica nazionale e regionale, delle istanze che ci riportano i militanti e i simpatizzanti dal territorio e delle iniziative da portare avanti con i nostri amministratori locali», le parole del segretario regionale della Lega, Luigi D'Eramo.
NODO QUIRINALE. Seduti al tavolo principale dell'esecutivo, accanto a D'Eramo, gli altri parlamentari Giuseppe Bellachioma, Alberto Bagnai e Antonio Zennaro, che hanno innanzitutto affrontato il tema Quirinale: per i Leghisti abruzzesi la partita della rielezione del Capo dello Stato è stata giocata bene dal premier, Matteo Salvini. Anche perché, sostengono, valeva la pena fare il tentativo di eleggere il primo Presidente di centrodestra.
Ma la Lega e Salvini si sono resi conto che qualunque altro Presidente fosse stato eletto al posto di Mattarella o di Draghi, sarebbe caduto il Governo. Alla fine è prevalsa una questione di coscienza. Per di più, Salvini si è reso contro di rischiare di rimanere vittima di due situazioni: Fratelli D'Italia, con la Meloni, intenzionati a far cadere il Governo e il suo ruolo di "Kingmaker", con la possibilità di esercitare un'influenza politica sul successore, che lo avrebbe tenuto in prima linea con il rischio concreto di essere bruciato politicamente. Contestualmente, Forza Italia si è smarcata dall'alleanza e si spostata al centro, puntando su Pierferdinando Casini. A questo punto restavano due figure per Salvini: Casini, ormai espressione del Pd, e Mattarella, su cui ha deciso decide di puntare.
STRASCICHI IN ABRUZZO. Secondo la ricostruzione fatta dalla Lega, «l'esecutivo è giunto alla conclusione che la vicenda Quirinale avrà sicuramente degli strascichi sul territorio abruzzese. Il test importante si vivrà a maggio con le prossime amministrative e il banco di prova è L'Aquila». La Lega, già da mercoledì, ha però ribadito che appoggerà la ricandidatura di Pierluigi Biondi, ed è un segnale di distensione. Ma ci sono tante altre piazze importanti: in cima alla lista Ortona, San Salvo e Martinsicuro, dove lo scontro può appalesarsi.
Ma la Lega in realtà non vuole andare verso la spaccatura «per amore dei cittadini», questo dice l'esecutivo, per una linea di responsabilità che quindi ricorda quella adottata al Quirinale. Però, manda un segnale importante agli alleati: alle elezioni regionali la Lega ha ottenuto 10 consiglieri.
Era ed è l'azionista di maggioranza che ha permesso l'elezione di Marsilio. In base al manuale Cencelli al partito di Salvini spettavano 5 posizioni, ma ha rinunciato alla presidenza del Consiglio per tenere unita la coalizione di centrodestra.
Forza Italia con 3 consiglieri ha ottenuto 2 posizioni, come del resto Fratelli d'Italia che con 3 consiglieri ne ha avute 2. Una situazione ora mutata numericamente, ma la Lega non ritiene di dover sacrificare alcunché: semmai toccherebbe a Fi o Fratelli d'Italia rimettere in ordine gli equilibri del Cencelli. Un richiamo alla responsabilità, dunque con la Lega però pronta, se dovesse servire, a farsi valere. Intanto, D'Eramo ha annunciato il tour dei deputati e senatori leghisti che incontreranno i sindaci abruzzesi «che vogliamo ascoltare e con i quali continuiamo a metterci a disposizione per lavorare con intelligenza e buon senso». (m.p.)

