La lettera sfogo dei dipendenti: siamo disperati, vittime di promesse non mantenute
Hanno scritto a Paolo Costanzi, commissario liquidatore della Comunità montana Majella e Morrone, l’ente in liquidazione che detiene le quote dell’azienda speciale Majella e Morrone, per dire che...
Hanno scritto a Paolo Costanzi, commissario liquidatore della Comunità montana Majella e Morrone, l’ente in liquidazione che detiene le quote dell’azienda speciale Majella e Morrone, per dire che sono «disperati», che si sentono traditi dalle «promesse non mantenute delle politica» e che aspettano solo «il colpo di grazia». I lavoratori dell’azienda speciale senza stipendi da 9 mesi hanno affidato a una lettera il loro grido: «Esprimiamo la nostra disperazione per la condizione lavorativa e personale in cui versiamo ormai da anni e che diventa più gravosa ogni giorno che passa. In particolare, i recenti avvenimenti rischiano di dare il colpo di grazia agli operatori che sono vittime di un sistema che ormai ha dato ampie prove di non poter funzionare. Dopo mesi di tentativi per cercare di risollevare le sorti dell’azienda, rimangono solo le promesse non mantenute della politica che, con proclami altisonanti su tv e giornali, ha annunciato di volersi fare carico dei debiti della società e rilanciare l'azienda. Ebbene la realtà è che, oltre al gran parlare di investimenti e progetti con centinaia di migliaia di euro destinati a risollevare le situazione, l’unico fatto certo è l’allungarsi del numero di stipendi non pagati. Il cosiddetto piano di risanamento rimane un oggetto indefinito e impalpabile la cui consistenza è data solo da riferimenti e richiami letti sulle pagine dei giornali. Peraltro, si riscontra una sproporzione incomprensibile che non fa capire come si possa parlare di risanamento: abbiamo purtroppo scoperto che i debiti della società sono corrispondenti a una cifra enorme, ma per ora si è parlato solo di un progetto da 300 mila euro. Di sicuro i numeri non sono rassicuranti. Ancor meno le tempistiche, completamente ignote. Seppure si dovesse rivelare una panacea, rischia di arrivare dopo che il paziente è morto. Forse, nell’elaborare un piano di risanamento si deve tener conto che non possono esserci tempi lunghi e neanche medi e che, agli operatori, gli stipendi servivano già mesi fa. Ci rivolgiamo al commissario liquidatore chiedendo di mettere in atto le misure necessarie per far ripartire da subito il pagamento degli stipendi e una più serena conduzione della vita lavorativa, guardando alla concreta e tempestiva efficacia dei provvedimenti a prescindere da proclami e promesse politiche della Regione o Comuni visto che di risanato non si è visto nulla».

