«La Luiss, l’Abruzzo e le opportunità di lavoro ai giovani»

15 Maggio 2023

Dall’intelligenza artificiale ai rapporti con atenei stranieri «Sono orgoglioso di essere cittadino onorario di Pescara»

L’importanza delle radici e lo sguardo rivolto verso l’innovazione, il futuro, con un’attenzione particolare per l’intelligenza artificiale e gli studi umanistici. In che direzione si muove oggi il mondo universitario? Quali scenari per i giovani, quali opportunità occupazionali? Ne parliamo con il Rettore della Luiss (“Libera università internazionale degli studi sociali” Guido Carli) di Roma, Andrea Prencipe. Ha girato e continua a girare il mondo, ma ha scelto l’Abruzzo come buen retiro. È qui che affondano le sue radici.
Rettore, lei è pugliese di nascita e abruzzese di adozione. Quale è il legame che ha con la nostra terra?
Un legame fortissimo, sono pugliese di nascita, ma un ramo della mia famiglia, quello materno, è di Pollutri (Chieti), sono sempre stato immerso in una cultura – anche culinaria! – transumante. Il legame è a doppio filo anche perché il primo stop, una volta rientrati in Italia dopo esperienze professionali in varie parti del mondo, è stato Pescara. In Abruzzo ci torno molto spesso e volentieri. E poi vado fiero di essere stato nominato cittadino onorario di Pescara.
Sono tanti gli abruzzesi che hanno frequentato e frequentano la Luiss Guido Carli. Ne ricorda qualcuno in particolare che si sia poi affermato nel suo campo con un certo successo?
Se ne menziono qualcuno faccio torto agli altri, ma sono tanti e c’è anche un’associazione di laureati. Mi sento di dire che l’Abruzzo ha un piede importante in Luiss e viceversa.
La Luiss è al 14° posto a livello mondiale negli Studi Politici e Internazionali del QS World University Rankings by Subject 2023 ed è tra le prime cinquanta posizioni al mondo per le aree "Business and Management" e "Law". Compare, inoltre, in tante altre classifiche: ci riassume le ragioni di questa ascesa?
Le traiettorie strategiche di sviluppo che abbiamo creato e stiamo man mano implementando sono essenzialmente l’internazionalizzazione, l’innovazione e l’interdisciplinarietà.
Ce le spiega?
Partiamo dall’internazionalizzazione. La visione dei padri fondatori della Luiss era di creare una università con un respiro internazionale che preparasse i futuri leader del Paese attraverso percorsi di laurea in economia, management, scienze politiche e giurisprudenza. Abbiamo accelerato questo processo: vantiamo oggi oltre 300 collaborazioni internazionali, 60 double degree (percorsi di doppia laurea) con università ad esempio di Gran Bretagna, Cina, Olanda, Stati Uniti, Canada, Giordania, Portogallo; lo scorso anno abbiamo lanciato ACE – il Triple degree in business, quadriennale che connette tre università - Luiss, George Washington University (Usa) e Renmin University (Pechino, Cina), tre continenti, tre culture, tre capitali, e tre lauree. Luiss significa anche un corpo docente internazionale di oltre 20 diverse nazionalità, 85 per la popolazione studentesca, con il 55% di corsi in lingua inglese. Internazionalizzazione in Luiss non significa stranierizzazione, ma educazione alla diversità. I contesti lavorativi saranno sempre più multietnici e multilingue e solo attraverso percorsi internazionali creiamo le condizioni per preparare leader radicati nella propria cultura, ma aperti alle altre, quindi cittadini del mondo, veri cosmopoliti.
Poi c’è l’innovazione.
Ci siamo chiesti se il modello educativo che avevamo creato oltre quarant’anni fa fosse ancora appropriato. La risposta è stata: “Sì, ma...”. Abbiamo quindi ripensato il nostro modello e adottato il modello della didattica investigativa, che si contrappone alla didattica trasmissiva. Studentesse e studenti devono certamente acquisire conoscenze, ma devono anche essere in grado di poter coprodurre conoscenza. Quindi imparare a fare domande e anche a saper disimparare».
In che senso?
I futuri giuristi, economisti, diplomatici devono saper fare un passo indietro, ripensare le proprie ipotesi, per saper inquadrare nuovi problemi. Dico alle ragazze e ai ragazzi che devono imparare a costruirsi la propria cassetta degli attrezzi, che ha un elemento paradossale: la cassetta deve essere ricca di conoscenze, competenze, metodi, esperienze sul campo – per esempio volontariato e stage – ma nel contempo devono fare in modo che la stessa cassetta sia sempre semivuota per disimparare e reimparare: Einstein diceva “Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo”.
In ultimo l’interdisciplinarità.
Abbiamo valorizzato un approccio che prevede una preparazione di base – a livello di laurea triennale – che contempli più discipline, sulla quale si innestano percorsi specialistici e professionalizzanti di laurea magistrale. Mi piace definire i nostri laureati generalisti-specializzati. Ricerchiamo la interdisciplinarità anche al di là dei confini delle scienze sociali, ad esempio abbiamo creato un team di ricercatori di Intelligenza Artificiale a cui abbiamo dato due obiettivi: 1) contaminare tutti i corsi di studio con laboratori di intelligenza artificiale, 2) creare una laurea triennale e poi magistrale e un dottorato ibrido, a cavallo tra intelligenza artificiale e management. Abbiamo inoltre introdotto insegnamenti di studi umanistici – ad esempio letteratura italiana, storia della musica, filologia – perché la ricerca pedagogica sottolinea come gli studi umanistici offrano a ragazzi e ragazze l’opportunità di sviluppare e affinare il pensiero critico-laterale.
Oggi l’aspettativa dei giovani che si iscrivono all’università è quella di essere competitivi e spendibili una volta giunti all’ingresso del mondo del lavoro. L’organizzazione del Career Day dei giorni scorsi va in questa direzione, con oltre 220 tra le principali aziende e studi professionali a contatto con i laureati. Quali garanzie può offrire un ateneo come la Luiss?
Noi offriamo garanzie sia nel breve, sia nel medio lungo periodo. Se guardate le statistiche dei nostri laureati, il livello di occupazione è altissimo. In alcune lauree sfiora il 98%, con un 95% di media. Coinvolgiamo ragazze e ragazzi in laboratori e altre attività progettati in collaborazione con imprese, pubblica amministrazione, fondazioni. Questa esposizione permette loro di acquisire la destrezza che li rende pronti a entrare nel mercato del lavoro. Per la garanzia nel lungo periodo, le do un altro dato. La Luiss è al 53° posto nella classifica del Financial Times per i migliori programmi di Management al mondo: e siamo primi al mondo per la progressione di carriera dei nostri laureati. Quindi, non solo laureate e laureati Luiss hanno altissime probabilità di essere assunti nell’arco di un anno, ma anche di progredire lungo la gerarchia aziendale velocemente.
Una delle caratteristiche della Luiss è di prediligere lo studio in gruppi di lavoro, in team. È un’opportunità in più che consente di anticipare i tempi e facilitare l’inserimento del giovane laureato nel mondo del lavoro?
Tutti i nostri corsi di studio prevedono una serie di attività di gruppo anche trasversali su problematiche poste e proposte da imprese, studi professionali, pubblica amministrazione, fondazioni. Il valore è duplice: primo educare i ragazzi a lavorare, cosi possono affinare abilità relazionali e poi lavorare su progettualità che espongono a problematiche reali.
L’alta formazione può costituire un vero valore aggiunto per quanto riguarda la competitività curriculare?
Il laureato Luiss è competitivo perché alla competitività unisce la collaborazione. La cultura e l’atmosfera che si respirano in Luiss sono di sana competizione e collaborazione.
Studiare oggi è costoso nelle università statali e soprattutto in quelle private. Quante borse di studio e/o esoneri parziali o totali dal pagamento prevedete ogni anno alla Luiss?
Oltre mille, quest’anno sono 1.220, che vanno dall’esonero totale delle tasse alle borse di studio per andare all’estero, per stage e internship (tirocini ndr), siamo molto attivi grazie alla collaborazione con imprese e fondazioni. Vogliamo aiutare i più meritevoli che non possono permettersi di pagare la retta.
Quale libro sta leggendo in questo momento?
Confesso di averne tre: sto rileggendo Una pietra sopra di Italo Calvino, Leader per forza di Antonio Fumicello e il librettino di Leonardo Sciascia, Una storia semplice.
Può consigliarne uno agli studenti universitari?
Il mio libro preferito è Le lezioni americane di Italo Calvino, grandissima fonte di ispirazione anche per me che ci ho scritto un libro. Calvino era uno sperimentatore e innovatore.
Il rapporto della Luiss con il mondo delle arti, a partire dal cinema, è stato sempre molto stretto con ospiti di qualità, come il regista Paolo Sorrentino che ha incontrato gli studenti per la proiezione del film premio Oscar La grande bellezza. Lei è appassionato di cinema? L’ultimo film che ha visto?
Ho visto Il Sol dell’avvenire di Nanni Moretti e Delta con Alessandro Borghi e Luigi Lo Cascio. Mi piace guardare i film, non sono grande appassionato ma amo andare il cinema. Poca tv, solo qualche serie come Diavoli o La casa di carta. La curvatura sulle arti è una nostra caratteristica: offriamo anche laboratori teatrali. Siamo un’università poliedrica: abbiamo due acceleratori di impresa a Roma Termini e vicino alla stazione Garibaldi di Milano. Puntiamo sul multilinguismo e sul multiculturalismo.
La Luiss e lo sport, un binomio inscindibile. Di recente la Luiss basket di serie B ha vinto il campionato, avete una squadra di calcio e tanto altro. Molti atleti professionisti - vedi Matteo Pessina, Gagliardini, Caldara - hanno studiato o studiano nel vostro ateneo. Esistono percorsi speciali per gli atleti e quanto conta lo sport nel vostro piano di studi?
Lo sport conta molto. La Luiss Sport Academy ha più di venti anni di vita. Abbiamo diciannove squadre, tra le quali spicca appunto quella del basket, e poi calcio, tennis, volley, atletica leggera con sportivi come Filippo Tortu, Sofia Goggia, Gimbo Tamberi, e calciatori come Cristante e Bove. Tutte le attività sono condivise e comunicate con una buona frequentazione dei nostri impianti sportivi. Io do l’esempio come runner amatoriale perché “Mens sana in corpore sano”.
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