La madre del boss: se è stato lui deve soffrire

29 Settembre 2018

La donna se la prende con il figlio. E Niva, mutilata all’orecchio, è tornata tra i suoi ulivi: ora sto bene 

LANCIANO. «Se è stato mio figlio, punitelo. Deve soffrire come ha fatto soffrire quelle persone». Parole dure quelle arrivate dalla mamma di Alexandru Bogdan Colteanu, il romeno di 26 anni arrestato a Caserta dopo la rapina nella villa di Lanciano e sospettato di essere a capo della banda. Parole che ha subito ripreso in un tweet il ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Sono d’accordo. Punizione esemplare, per lui e i suoi schifosi compagni criminali, meglio se in Romania».
Nel primo pomeriggio di ieri è invece tornata a casa anche Niva Bazzan, la moglie del medico Carlo Martelli, alla quale i rapinatori hanno mutilato un orecchio con una roncola. La Bazzan ha ringraziato il personale ospedaliero per le cure ricevute e ha rimarcato la gratitudine per la solidarietà ricevuta da tantissime persone. Poi è rientrata nella villa in cui domenica scorsa ha vissuto l’orrore della cruenta rapina. «Ora sto bene», ha dichiarato semplicemente, attraversando il suo giardino di olivi e chiudendosi infine la porta alle spalle.
Ma ieri è arrivato anche il messaggio dell’ambasciatore di Romania in Italia George Bologan. «Con grande rammarico sono venuto a sapere di un atto deplorevole che si è verificato nella località di Lanciano», ha detto. «Respingo con fermezza qualsiasi atto criminale e sostengo con determinazione che i responsabili vengano differiti alla giustizia e supportino al più presto i rigori della legge, a prescindere dalla loro cittadinanza». L’ambasciatore ha poi espresso solidarietà alle vittime «di questo atto criminale di una gravità inaudita», augurandosi che quanto avvenuto non porti all’alterazione dell’immagine della comunità romena in Italia, influendo negativamente «sulla convivenza e sull’interesse reciproco dei nostri due popoli. È molto importante capire che le persone messe sotto accusa non rappresentano il valore umano, la profondità e la dignità del popolo romeno, e di conseguenza neanche della comunità romena in Italia. Il bene è un valore universale, e noi che crediamo in esso e nella sua difesa dobbiamo fare fronte comune». (l.a.)