«La maestra ci dà gli schiaffi» Il caso finisce in Procura

20 Aprile 2016

Cappelle, scuola dell’Infanzia. I genitori di 13 bimbi si affidano a un legale e scrivono a sindaco e carabinieri «Servono provvedimenti». La dirigente scolastica gira la questione all’ufficio scolastico regionale

CAPPELLE SUL TAVO. I bambini l’hanno chiamata “la spolverata”, e nel descrivere ai rispettivi genitori di che cosa si trattava hanno mimato una mano che si muove velocemente e ripetutamente a destra e a sinistra sul sedere e, in più di una circostanza, anche sul volto e sulle orecchie.

La “spolverata”, hanno riferito i bambini ai loro genitori, è quella che dà la maestra quando si commette qualcosa di grave, «una cosa gigante». Tipo: stare seduti scomposti, far cadere l’acqua sul tavolo durante il pasto a mensa, non finire di mangiare o colorare sul foglio del compagno. In questi casi la “spolverata” , hanno riferito i bambini, è meritata, non c’è da protestare, «perché», hanno raccontato ai loro genitori, «è la regola». Come le caramelle che gli dà la maestra quando si comportano bene.

La scuola è quella per l’infanzia dell’istituto comprensivo “Gianni Rodari” di Cappelle sul Tavo dove, un mese fa, i genitori hanno scatenato il caso «della maestra che dà gli schiaffi» chiedendo alla dirigente scolastica l’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante e, nel frattempo, lo spostamento delle sue ore di insegnamento alla fascia pomeridiana, in modo da garantire ai bambini di frequentare la mattina con l’altra maestra, dopo la decisione di non farli stare più in classe durante le ore dell’insegnante sott’accusa. «Non parliamo di lividi o di maltrattamenti», tengono a sottolineare i genitori dei bambini di 5 anni che nel frattempo si sono rivolti a un avvocato, «ma contestiamo l’idea che la maestra ha inculcato nei nostri figli, che alzare le mani è lecito, tanto da farlo fare anche tra di loro, e che non bisogna raccontare niente ai genitori, perché poi penserebbero che la maestra è cattiva».

Ma lo scorso 17 marzo uno dei bambini di quella classe (con bimbi anche di 3 e 4 anni) ha parlato raccontando alla mamma della “spolverata” sul sederino e, una volta, anche sulla faccia. Incredula, la madre ha scritto sul gruppo Watsapp della classe interrogando gli altri genitori sui metodi educativi di una delle due maestre. Di qui ogni genitore, con larghi giri di parole per non far sentire il figlio sotto pressione, ha approfondito la questione ottenendo sempre la stessa risposta: la maestra ci dà la spolverata, ma solo se ce lo meritiamo. E quando ci comportiamo bene ci dà le caramelle». Tempo un giorno e ognuno dei genitori, 16 scesi poi a 13, ha raccolto aneddoti che, incrociati, corrispondevano in fatti e protagonisti. Come il caso della bambina che, dopo essersi lamentata del compagno che gli aveva spezzato il colore, sarebbe stata invitata dalla maestra a fare altrettanto con il compagno.

Di qui il primo colloquio dei genitori con la fiduciaria del plesso a cui, alla promessa di parlare con l’insegnante, è seguita la puntualizzazione della maestra in classe, dove ai bambini avrebbe detto che non poteva più portare le caramelle a scuola perché alcune mamme avevano detto che era una maestra cattiva. Ne è seguita, da parte dei genitori, prima una lettera al dirigente scolastico chiedendo un’azione immediata al fine di ristabilire le condizioni per una serena permanenza dei bambini a scuola, e poi, il giorno dopo al sindaco di Cappelle, all’ufficio scolastico regionale e ai carabinieri di Spoltore, mentre la questione era arrivata in Procura su segnalazione di un altro genitore. Il 5 aprile è l’avvocato Federica Camplone, in rappresentanza di 13 genitori di altrettanti alunni, a scrivere alla dirigente scolastica invitandola a comunicare l’avvio del procedimento disciplinate nei confronti della maestra in questione sottolineando come «i fatti accaduti, accertati attraverso un’univoca ricostruzione degli eventi raccontati dagli alunni e dai genitori, evidenziano una condotta gravissima e penalmente rilevante dell’insegnante che ha comportato l’instaurazione d’ufficio del procedimento penale istruito dal pm dottor Pompa».

La risposta è arrivata qualche giorno dopo dalla dirigente Carla Zazzara che ha comunicato di aver trasmesso l’incartamento al direttore generale dell’ufficio scolastico regionale. Dirigente che, interpellata dal Centro, non ha voluto rilasciare dichiarazioni «per motivi di riservatezza, per la delicatezza del fatto».

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