«La mafia uccise mio figlio, aveva 15 anni»

PESCARA. «Non permettete mai alla mafia, alla criminalità organizzata, di mettere le mani sulla vostra vita, non entrate mai in alcuna organizzazione delittuosa perché poi non c’è via d’uscita. Il...
PESCARA. «Non permettete mai alla mafia, alla criminalità organizzata, di mettere le mani sulla vostra vita, non entrate mai in alcuna organizzazione delittuosa perché poi non c’è via d’uscita. Il mio Michele non c’entrava nulla, aveva 15 anni, stava tornando a casa per mangiare la pizza con la sua famiglia, lo hanno ammazzato in una guerra tra clan, ma la sua morte ci ha permesso di liberare Bari vecchia dalla morsa della mafia, ci ha consentito di aprire le finestre e sentire il profumo della libertà». Lo ha detto Pino Fazio, papà di Michele, il ragazzino ucciso per errore il 12 luglio 2001 a Bari, durante un regolamento di conti tra i clan degli Strisciuglio e dei Capriati, nel corso della seconda giornata dedicata al tema «Cittadinanza e legalità», promossa dall’istituto alberghiero Ipssar De Cecco, nell’ambito del XXV Premio nazionale Paolo Borsellino.
A coordinare i lavori la dirigente Alessandra Di Pietro, alla presenza, tra gli altri, del presidente della Corte d’Appello dell’Aquila Fabrizia Francabandera, in collegamento online, il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari, don Antonio De Grandis presidente del Tribunale ecclesiastico regionale Abruzzo e Molise, le docenti Rossella Cioppi e Rosa De Fabritiis, quest’ultima nella rosa dei premiati dal Premio Borsellino il prossimo 29 ottobre.
Presenti in platea il questore di Pescara Luigi Liguori, il presidente dell’Associazione nazionale Polizia penitenziaria Antonio Mariani, il presidente dell’Associazione nazionale Cavalieri della Repubblica italiana Annamaria Di Rita, il presidente dell’associazione Codici Giovanni D’Andrea, Francesca Martinelli volontaria e tra i promotori del Premio, il sindaco emerito Marco Alessandrini, il presidente dell’associazione Maestri del lavoro dottor Clemente, il presidente del Fai Abruzzo Mazza, Nino Santilli ex direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, Antonio Di Loreto per l’Archivio di Stato e gli studenti delle classi seconda, terza e quarta.
«Le giornate del Premio Borsellino», ha detto la dirigente Di Pietro, «offrono ai nostri ragazzi la preziosa opportunità di ascoltare i testimoni della legalità, persone che hanno vissuto sulla propria pelle l’esperienza della criminalità organizzata, perdendo affetti, vivendo sotto scorta, rinunciando alla propria libertà personale per difendere i principi e i valori di una società sana. E la scuola deve essere alleata di quei testimoni da difendere in stretta collaborazione con le famiglie». «Sono originaria della città di Bari», ha spiegato Francabandera, «e, anche se vivo in Abruzzo da trent’anni, ricordo benissimo la tragedia del piccolo Michele Fazio, un sacrificio che però non è stato vano, perché quell’episodio ha travolto le coscienze delle persone perbene, la morte di Michele ha segnato un nuovo inizio per Bari».

