La mamma e la sorella: «Era un accademico gioioso»
La famiglia di Alessandro Angelucci ha scritto una lettera al Centro. Ecco il ricordo della madre Angela e della sorella Giovanna a un anno dalla tragedia accaduto il 30 maggio 2016 in Turchia....
La famiglia di Alessandro Angelucci ha scritto una lettera al Centro. Ecco il ricordo della madre Angela e della sorella Giovanna a un anno dalla tragedia accaduto il 30 maggio 2016 in Turchia.
«Alessandro, figlio mio, è passato un anno dalla tua scomparsa; il dolore ogni giorno avanza con consapevolezza implacabile, prende il posto dello sbigottimento. Sin dai primi anni di vita il Medioevo, con i suoi castelli e cavalieri, ti ha affascinato e indirizzato i tuoi studi, spaziando in ogni direzione comprendente la materia, ti ha portato a girare l’Europa facendo convegni in tante città meravigliose, culle di arte e storia, tra cui la Turchia bizantina, affascinante nei suoi colori, profumi, con i suoi scenari da sogno, visitata più volte, di cui l’ultima fatale. Il vuoto che hai lasciato in tutti noi è incommensurabile, il passare dei giorni fa sì che le testimonianze e gli aneddoti che i tuoi amici e conoscenti ci donano, portino spiragli di luce nel buio della sofferenza. Il tempo ci aiuta a capire quale persona tu fossi. Oltre all’immenso bagaglio culturale scopriamo doti di umanità, socievolezza, allegria e goliardia che ti hanno portato a un giro così vasto ed eterogeneo di amicizie anche internazionali. Ora, la mia speranza è che l’amore per la cultura, che ha impegnato la tua vita, venga divulgato a tutti coloro che vogliono aprirsi alla materia, grazie all’uso della tua biblioteca di cui la fondazione e la città di Pescara si sono presi cura, così che il percorso di ricerca sia un filo conduttore e senza fine. Sii vicino a tutti noi. La tua mamma».
Questa la lettera della sorella di Angelucci:
«Ancora a distanza di un anno continuo ad andare ogni giorno sulla tua tomba chiedendomi il perché sia andata così. La morte ci coglie inesorabile senza preavviso e mi consola il pensiero che tutti lasciamo un segno del nostro passaggio che è proporzionale alla nostra grandezza, e tu, fratello mio, hai lasciato una traccia indelebile e importante. In questo anno tantissime persone, in modi diversi, ci hanno dato testimonianza di te. Era impossibile con ognuno non ridere a crepapelle per gli aneddoti divertenti e diversi! Ogni tuo amico è venuto da noi per dirci quanto manchi e quanto ti voleva bene. Non so quanti di loro mi hanno detto che si sono sentiti onorati di aver passato serate o momenti con te. Abbiamo riso per quanto mangiavi a qualsiasi ora del giorno e della notte: mi raccontavano di quando andavate a ballare in discoteca… qualcuno usciva fuori a fumare, mentre tu cercavi il rosticciaro e ti facevi anche 5 arrosticini! O quella volta che sei stato ospite di un convegno in Grecia, in un paesino antico, e il sindaco si è sentito in dovere di salutarti (in quanto relatore di un convegno): catturato dalla tua simpatia ti ha scortato in giro e invitato a cena. Il giorno dopo, alla tua partenza, ti ha fatto dei regali culinari e tipici del luogo tra cui una bottiglia di vino! All’aeroporto però non potevi imbarcare la bottiglia piena per misure di sicurezza, quindi l’hai stappata e bevuta alla salute di tutti, ed hai portato a casa la bottiglia vuota per ricordo! Ultimo aneddoto proprio un gruppo di amici con te a cena: in un momento di pausa non trovavano più il “dottore” (così chiamavano Alessandro) e, dopo varie ricerche nel locale, ti hanno visto uscire dalla cucina perché eri andato a chiacchierare con il cuoco! Alessandro ovunque andasse attaccava bottone con tutti, senza sfoggiare la sua cultura, anzi ascoltava con interesse affermando la sua ignoranza, così che l’interlocutore si sentisse a suo agio: gli faceva esporre il suo punto di vista, poi, con discrezione interloquiva e aggiungeva il suo sapere. A tutti quelli che si sono sentiti in dovere di onorarti, a tutti quelli che si sono sentiti in dovere di venirci a consolare e a tutti quelli che si sono sentiti onorati di averti conosciuto va il nostro grazie».
«Alessandro, figlio mio, è passato un anno dalla tua scomparsa; il dolore ogni giorno avanza con consapevolezza implacabile, prende il posto dello sbigottimento. Sin dai primi anni di vita il Medioevo, con i suoi castelli e cavalieri, ti ha affascinato e indirizzato i tuoi studi, spaziando in ogni direzione comprendente la materia, ti ha portato a girare l’Europa facendo convegni in tante città meravigliose, culle di arte e storia, tra cui la Turchia bizantina, affascinante nei suoi colori, profumi, con i suoi scenari da sogno, visitata più volte, di cui l’ultima fatale. Il vuoto che hai lasciato in tutti noi è incommensurabile, il passare dei giorni fa sì che le testimonianze e gli aneddoti che i tuoi amici e conoscenti ci donano, portino spiragli di luce nel buio della sofferenza. Il tempo ci aiuta a capire quale persona tu fossi. Oltre all’immenso bagaglio culturale scopriamo doti di umanità, socievolezza, allegria e goliardia che ti hanno portato a un giro così vasto ed eterogeneo di amicizie anche internazionali. Ora, la mia speranza è che l’amore per la cultura, che ha impegnato la tua vita, venga divulgato a tutti coloro che vogliono aprirsi alla materia, grazie all’uso della tua biblioteca di cui la fondazione e la città di Pescara si sono presi cura, così che il percorso di ricerca sia un filo conduttore e senza fine. Sii vicino a tutti noi. La tua mamma».
Questa la lettera della sorella di Angelucci:
«Ancora a distanza di un anno continuo ad andare ogni giorno sulla tua tomba chiedendomi il perché sia andata così. La morte ci coglie inesorabile senza preavviso e mi consola il pensiero che tutti lasciamo un segno del nostro passaggio che è proporzionale alla nostra grandezza, e tu, fratello mio, hai lasciato una traccia indelebile e importante. In questo anno tantissime persone, in modi diversi, ci hanno dato testimonianza di te. Era impossibile con ognuno non ridere a crepapelle per gli aneddoti divertenti e diversi! Ogni tuo amico è venuto da noi per dirci quanto manchi e quanto ti voleva bene. Non so quanti di loro mi hanno detto che si sono sentiti onorati di aver passato serate o momenti con te. Abbiamo riso per quanto mangiavi a qualsiasi ora del giorno e della notte: mi raccontavano di quando andavate a ballare in discoteca… qualcuno usciva fuori a fumare, mentre tu cercavi il rosticciaro e ti facevi anche 5 arrosticini! O quella volta che sei stato ospite di un convegno in Grecia, in un paesino antico, e il sindaco si è sentito in dovere di salutarti (in quanto relatore di un convegno): catturato dalla tua simpatia ti ha scortato in giro e invitato a cena. Il giorno dopo, alla tua partenza, ti ha fatto dei regali culinari e tipici del luogo tra cui una bottiglia di vino! All’aeroporto però non potevi imbarcare la bottiglia piena per misure di sicurezza, quindi l’hai stappata e bevuta alla salute di tutti, ed hai portato a casa la bottiglia vuota per ricordo! Ultimo aneddoto proprio un gruppo di amici con te a cena: in un momento di pausa non trovavano più il “dottore” (così chiamavano Alessandro) e, dopo varie ricerche nel locale, ti hanno visto uscire dalla cucina perché eri andato a chiacchierare con il cuoco! Alessandro ovunque andasse attaccava bottone con tutti, senza sfoggiare la sua cultura, anzi ascoltava con interesse affermando la sua ignoranza, così che l’interlocutore si sentisse a suo agio: gli faceva esporre il suo punto di vista, poi, con discrezione interloquiva e aggiungeva il suo sapere. A tutti quelli che si sono sentiti in dovere di onorarti, a tutti quelli che si sono sentiti in dovere di venirci a consolare e a tutti quelli che si sono sentiti onorati di averti conosciuto va il nostro grazie».

