La mappa dei 14 campi diventati una prigione

27 Gennaio 2024

Gli ebrei, i dissidenti politici e gli zingari internati nella nostra regione

L’internamento, durante la seconda guerra mondiale, è stato un argomento poco studiato. Solo recentemente alcuni storici, in collaborazione con le amministrazioni comunali, hanno riportato alla luce storie e luoghi di privazioni e sofferenze, ma anche collaborazione da parte della popolazione civile. Nel giorno della memoria dell’Olocausto il Centro ricostruisce il ruolo che l’Abruzzo rivestì i quegli anni bui. L’impervietà dei luoghi e la vicinanza con la Capitale furono i due principali requisiti per impiantare in Abruzzo i campi di internamento e di internamento libero. Le caratteristiche erano state individuate tra aprile e maggio del 1940 quando, dopo i sopralluoghi delle autorità “centrali”, i prefetti abruzzesi avevano inviato al ministero dell’Interno un folto elenco. Per capire l’importanza strategica dell’Abruzzo basta considerare i numeri: dei 40 campi di internamento istituiti nei primi mesi di guerra ben 14 furono aperti nella nostra regione ai quali vanno ad aggiungersi una sessantina di località di internamento libero. I primi arresti ci furono con l’entrata in guerra dell’Italia, 10 giugno 1940, e di lì a poco, i trasferimenti nelle località d’internamento. Furono utilizzati edifici già esistenti, di proprietà demaniale o presi in affitto: ville, capannoni, conventi, scuole, ex carceri e caserme. Gli internati "liberi" furono invece sistemati in pensioni o in camere ammobiliate.
CHI ERANO GLI INTERNATI
La maggior parte era rappresentata da ebrei, dissidenti politici, jugoslavi, greci, inglesi, indiani, cinesi, zingari di nazionalità slava, militari fatti prigionieri e antifascisti italiani. Le due forme di internamento erano differenziate, oltre che per i diversi sistemi di controllo e restrizioni della libertà personale, dai diversi criteri di assegnazione. Nei campi era prevista la reclusione di coloro che erano ritenuti pericolosi, nell’internamento libero gli elementi meno pericolosi, mentre per i sospetti di spionaggio era previsto il confino in località insulare.
VITA NEI CAMPI
Nei campi di internamento il funzionario di pubblica sicurezza o il podestà stabilivano il perimetro entro il quale gli internati potevano circolare e, solo per giustificati motivi, superare. Essi comunque non potevano uscire prima dell’alba e rincasare dopo il tramonto. C’erano tre appelli, al mattino, a mezzogiorno e alla sera e, in caso di constatata assenza, si dava immediato avviso telegrafico alla Questura competente che avrebbe diramato le ricerche. Agli internati era permesso consumare i pasti in esercizi o presso le famiglie del luogo, dopo autorizzazione delle autorità locali. Ai bisognosi era corrisposta la diaria di lire 6,50 e per i non abbienti, le spese per medicinali comuni, erano a carico del Ministero. Per l’acquisto di specialità medicinali e per le cure sanitarie non urgenti, per le quali era necessaria l’opera di uno specialista, o per interventi chirurgici doveva essere chiesta di volta in volta l’autorizzazione al Ministero. Per le spese di carattere fisso (affitto dei locali, assegni giornalieri, manutenzioni ordinarie) e i medicinali comuni, per i non abbienti le Prefetture prelevavano le somme occorrenti dal fondo messo a loro disposizione; per tutte le altre spese, invece, dovevano chiedere di volta in volta l’autorizzazione al Ministero. Spesso queste disposizioni, come accadde per esempio a Casoli grazie alla conduzione del podestà Mosè Ricci, non furono applicate in modo tassativo. Nei campi di internamento libero invece, l’ossimoro a volte è beffardo, gli internati vivevano in abitazioni sfitte o in coabitazione con i proprietari. Gli obblighi erano di non lasciare il territorio comunale, di rispettare il coprifuoco, di rivolgersi al podestà per qualunque richiesta. Avevano la possibilità di girare per il paese e allacciare rapporto con la popolazione.
TERRA DI INTERNAMENTO
Dov’erano i campi di internamento e dove i luoghi di internamento libero? L’elenco non ha solo uno scopo didascalico, tabellare, ma è utile per trasmetterne alle nuove generazioni la memoria e di approfondire, magari, l’argomento. PROVINCIA DI TERAMO. Campi di internamento: Tossicia, ebrei, cinesi, zingari, iugoslavi; Tortoreto, ebrei, "allogeni" (cittadini di lingua, tradizioni culturali e religiose diverse da quelle della maggioranza) della Venezia Giulia; Notaresco, ebrei stranieri, civili italiani e stranieri; Nereto, ebrei stranieri, apolidi, "allogeni" della Venezia Giulia, "italiani pericolosi" (oppositori politici, ma anche pregiudicati per reati comuni), individui sospettati di spionaggio, jugoslavi; Isola del Gran Sasso, ebrei italiani e stranieri, cinesi; Civitella del Tronto, civili greci, "sudditi nemici" britannici, belgi, cinesi; Corropoli: italiani pericolosi, ebrei stranieri, civili greci, britannici, jugoslavi. Internamento libero: Penna Sant’Andrea, Atri, Cermignano, Castilenti, Campli, Fano Adriano, Città Sant'Angelo, Rocca Santa Maria, Sant'Omero, Torricella Sicura, Tortoreto.
PROVINCIA DI CHIETI. Campi di internamento: Lanciano, donne straniere ed ebree; Vasto (Istonio), oppositori politici italiani; Chieti (caserma Rebeggiani), stranieri e antifascisti; Casoli, ebrei e jugoslavi; Lama dei Peligni, stranieri e antifascisti. Internamento libero: Guardiagrele, Atessa, Villa Santa Maria, Orsogna, Rapino, Castel Frentano, Castiglione Messer Marino, Bomba, Fara Filiorum Petri, Bucchianico, Casalbordino, Torricella Peligna, Archi, Palena, Scerni, Gissi, Ortona, Paglieta.
PROVINCIA DELL’AQUILA. Campi di internamento, Sulmona (a Fonte d’Amore) prigionieri degli eserciti alleati. Internamento libero: L’Aquila, Avezzano, Castel di Sangro, Pizzoli, Pescina, Carsoli, Alfedena, Scurcola Marsicana, Montereale, Navelli, Ateleta, Luco dei Marsi, Rocca di Mezzo, Capestrano, Castel di Sangro, Pescocostanzo, Barisciano, Civitella Rovereto, Gioia dei Marsi, Pereto, Pescasseroli.
PROVINCIA DI PESCARA. Campi di internamento, Città Sant’Angelo, civili jugoslavi. Internamento libero: Penne, Caramanico, Collecorvino, Montesilvano, Pianella, Farindola. Luoghi, persone, situazioni: un capitolo ancora da studiare approfonditamente.
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