La mareggiata abbatte palme e ombrelloni

La rabbia dei balneatori per i danni dell’acquazzone: spariti 30 metri di spiaggia Tomei: pronti a chiedere lo stato di calamità alla Regione, subito le verifiche
PESCARA. Altro che prolungare la stagione balneare fino alla fine del mese, come s’era proposto qualche giorno fa. Il leitmotiv che invece s’è sentito ieri, tra gli operatori balneari, dopo le mareggiate del giorno prima che hanno abbattuto palme e ombrelloni mangiandosi pezzi di spiaggia, è stato un altro: «Per fortuna che siamo a settembre ed è tutto finito». Una fine con la conta dei danni, in un’estate che a tanti non ha dato neanche la sensazione di essere iniziata.
Il maltempo di ieri ha creato disagi in città e funestato ancora di più la spiaggia. Alcuni, tra i titolari degli stabilimenti balneari di Pescara e Montesilvano, hanno parlato di circa venti giorni di lavoro effettivo, per questa stagione. Con tanto di stangata finale negli ultimi due giorni che ha provocato anche numerosi allagamenti e frane, e disagi sulle strade per gli automobilisti. Tuttavia, le più martoriate, sono state le spiagge, con filari di «caduti», le palme e gli ombrelloni, sugli arenili, al termine della tempesta di lunedì notte, ampiamente annunciata. Il direttore regionale della Fab, la Federazione autonoma balneari della Cna, Cristiano Tomei, parla di un bilancio «già preoccupante. Le segnalazioni più serie di danni riguardano la costa teramana e in particolare i Comuni di Martinsicuro e Silvi. Ma anche il Pescarese, Montesilvano soprattutto, e la costa teatina, dove Francavilla al Mare e Vasto appaiono per ora i centri più colpiti, presentano un quadro di danni preoccupante». L’attenzione di Tomei, in particolare, cade su tutto il comparto turistico: «Il problema non riguarda solo le imprese turistiche, già colpite da una stagione estiva con più ombre che luci, ma l’intera economia turistica costiera regionale. Senza dimenticare i danni provocati a un bene dello Stato, quale la costa, dall'accentuarsi del fenomeno erosivo: da qui la nostra richiesta alla Regione affinché si attivi al più presto per una verifica della situazione e per un incontro con gli operatori colpiti».
Una battaglia campale che al Circolo della vela, a Pescara, ha lasciato a terra «complessivamente 25 palme», racconta uno dei titolari, Antonello Lemme, mentre con alcuni collaboratori è alla prese con una trivella manuale nel tentativo di ripiantare qualche ombrellone e un mezzo meccanico che si impegna a rimettere in piedi le palme adagiate. «Tutta la prima fila, comunque», racconta Lemme, che ha passato la nottata a tentare di contenere la sfuriata atmosferica, «è stata abbattuta». E dire che le palme non costano neanche tanto poco, «dagli 800 ai mille euro ciascuna». Insomma, una bella botta, se risulteranno inservibili. «Cercheremo di ripararle, laddove possibile, togliendo la sabbia della quale si sono impregnate», fa sapere Lemme, mentre fa notare che il mare ha divorato «20-30 metri di spiaggia».
Inutilizzabili, invece, quanto meno per la parte elettrica, i tre «supergold» dello stabilimento Les Paillottes, appoggiati su un fianco, sopra alla battigia. Per le tre palme da 5.000 euro l’una, lo schermo tv, l’impianto idraulico per le doccette e il sistema Wi-fi, compresi i tendaggi, sono fuori uso. Le stesse palme, probabilmente, dovranno tornare alle isole Mauritius per essere riparate, poiché sono ricoperte di foglie di canna di zucchero: «Qui il danno è grave», osserva un portavoce del locale. «Il fatto è che l’amministrazione non ha messo in atto la possibilità di far partire il ripascimento, quindi non si è potuta ricostituire la normale linea di costa. Sarebbe toccato a noi il ripascimento, ma non è stato possibile per via della lentezza burocratica». I danni, per il portavoce di De Cecco, che per regola aziendale rimane nell’anonimato, sono soprattutto quelli relativi alla spiaggia stessa. «Il mare s’è portato dietro 2000 metri cubi di sabbia», aggiunge, «per un valore di 30 mila euro».
In acqua a galleggiare sono finiti invece le sedie a sdraio e gli ombrelloni, con parte della passerella divelta, più due palme a terra e il palo del segnale della acque sicure scomparso, al Pallino di Beach di Montesilvano. «Noi qui abbiamo subìto 5-10.000 euro di danni», riflette Pierluigi Pallino, uno dei titolari del lido. «Da noi il mare è arrivato a 16-20 metri dalla riva», prosegue Pallino, che ora propone di pagare la Tari, la tassa sui rifiuti, «proporzionalmente ai giorni di lavoro effettivamente svolti».
Ancora più colpito il lido Dario Padovani, dove davanti ad esso, curiosamente, sulla scogliera, si nota un tronco incastrato tra le rocce arrivato durante la mareggiata del dicembre scorso, ma mai rimosso.
«Abbiamo allertato tutti», rileva Adriana Marchetti, «ma nessuno l’ha tolto», rimarca mentre evidenzia i danni subìti. «Tre file di ombrelloni sono state divelte», indica Marchetti, «più metà della quarta». E anche qui sdraio ed ombrelloni a mollo. «Non so neanche se li abbiamo recuperati tutti, li dobbiamo ancora contare. Sa, costano 150 euro l’uno. Iva compresa».
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