La marineria protesta a Roma Ora la Regione studia gli aiuti

10 Marzo 2022

Anche una delegazione pescarese nella Capitale: chiesti il fermo pesca, lo stop dei mutui e più sgravi Sospiri, Imprudente e Testa agli armatori: «Valutiamo quali misure possiamo adottare a livello locale»

PESCARA. La marineria di Pescara cerca aiuti concreti dalla Regione e dal Governo. Dopo aver riconsegnato libretti e documenti di bordo alla Capitaneria di porto, in segno di protesta contro il caro gasolio che rischia di mandare in rovina le imprese, gli armatori sono scesi in piazza a Roma, con i colleghi arrivati da tutta Italia, per poi partecipare a un incontro al ministero, proprio mentre a Pescara si svolgeva una riunione con i rappresentanti della Regione. Intanto, il prezzo del gasolio è aumentato ancora di più: un euro e 25 al litro.
IL VERTICE IN REGIONE
Sono stati il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, l’assessore Emanuele Imprudente e il capogruppo di Fratelli d’Italia Guerino Testa ad accogliere una delegazione della marineria arrivata anche da Ortona e Vasto, oltre che da Pescara. «La Regione», ha detto Sospiri dopo l’incontro, «si mobiliterà per individuare le misure possibili per affiancare la categoria in un momento di grande emergenza, pensando a interventi strutturali economici per calmierare il costo del carburante, ma anche ad altre opportunità finanziarie, come il blocco dei pagamenti e dei mutui per chi sta sostenendo dei versamenti rateali, o l’introduzione di un possibile fermo ittico facoltativo per sospendere l’attività». Sospiri ha contattato il sottosegretario al ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali Francesco Battistoni e gli ha chiesto di «valutare se la Regione può introdurre delle misure fiscali agevolate, come il regime de minimis per i pescatori, anche per il pagamento delle maestranze». «Condivido la proposta della marineria di chiedere un fermo biologico anticipato e immediato, con il blocco dei pagamenti in modo da tamponare una situazione sempre più insostenibile e resa ancor più gravosa dai ritardi nei pagamenti degli indennizzi per il fermo pesca dello scorso anno», ha detto invece Testa.
LA PROTESTA A ROMA
Dietro a Palazzo Madama si è alzata la protesta delle marinerie italiane per chiedere uno stop al caro gasolio. Tra i 500 c’erano anche una cinquantina di pescaresi e ortonesi. Lucio Di Giovanni, armatore pescarese, è stato accolto al ministero con altri cinque rappresentanti delle marinerie di altre regioni. C’erano il sottosegretario Battistoni e Riccardo Rigillo, direttore della Direzione generale della pesca marittima e dell'acquacoltura, che hanno parlato di un fondo di sostegno alla categoria «non ancora erogato (il decreto si attende a breve): 20 milioni, o forse meno, che saranno distribuiti alle marinerie come contributo Covid. È stata subito bocciata la proposta del fermo anticipato», che consentirebbe di fermarsi prima di questa estate, racconta Di Giovanni, «perché nelle nostre aree di pesca il fermo può avvenire solo ad agosto. E il ministero può fare ben poco per i contributi per il caro gasolio ma gireranno la richiesta al ministero dell’Economia e delle finanze. Tra le nostre richieste anche il ripristino degli sgravi nella misura dell’80% (ora sono al 30%), per compensare le spese per il gasolio. E dovrebbero bloccare i mutui del credito peschereccio, perché non siamo grado di fare fronte. Abbiamo ricevuto solo promesse. Non riportiamo a casa un grande risultato e decideremo con le altre marinerie se proseguire la protesta», visto che c’è qualcuno che vorrebbe tornare in mare perché ha ancora del carburante da usare ma «l’autonomia può durare poco. Si può resistere una settimana o due».
IL RITORNO IN MARE
Domani, ad Ancona, si farà il punto della situazione con le altre marineria, con le quali sono state decise le proteste da attuare. «Dobbiamo valutare se e come tornare in mare, cioè con quale frequenza, limitando le spese. Potrebbe servire anche all’indotto con la speranza che si valorizzi il prodotto, cioè che il pescato acquisti valore», dice infine Di Giovanni. E fa l’esempio della sua barca: «Consumo 2.300 litri al giorno di gasolio, dovrei incassare 10mila euro al giorno per avere un po’ di utile».