La “montagna madre” d’Abruzzo adesso è patrimonio del mondo

10 Maggio 2021

I sindaci «Tutto cambierà, ricostruiremo la nostra storia e le strategie turistiche» 

SANT’EUFEMIA. Maiella, ombelico del mondo. L'antico e affascinante massiccio dell'Appennino è divenuto Geoparco Unesco, Patrimonio dell'Umanità. Così ha deliberato l'Unesco il 22 aprile scorso. E ora, per le genti di questo territorio aspro e dolce, con le sue rocce granitiche e rassicuranti e l'incanto delle valli verdeggianti, si «apre una pagina nuova».
«Tutto cambierà, ricostruiremo la nostra storia e le strategie per attrarre i turisti»: ne sono sicuri, ci credono, i sindaci dei 39 Comuni del comprensorio dei borghi di montagna e paesaggi lacustri, dove la vita scorre con ritmi lenti, allineati al calare del sole e al sorgere dell'alba.
Hanno il cuore che scoppia di gioia, i sindaci che, con il presidente del Parco Maiella, Lucio Zazzara, hanno ricevuto la notizia dalle Nazioni unite. Sono ancora frastornati «dopo il raggiungimento di questo straordinario traguardo», con mille idee per la testa e tutte da mettere nero su bianco. Ora è il tempo dei festeggiamenti. Presto, si riuniranno in un maxi vertice e, da quel momento inizierà il tempo di corciarsi le maniche. Tutto è nato, e tutto si svilupperà, nella sede del Parco Maiella che ospita il Giardino botanico “Daniela Brescia”, istituito nel 2000, 43mila metri quadrati di superficie immersi nella Valle dell’Orta, 500 specie floreali tra cui la regina, la Soldanella del calcare. In questo angolo di paradiso, che si affaccia sulla catena del Morrone, si arriva inerpicandosi lungo una serie infinita di tornanti che da Scafa arrivano al centro di Sant’Eufemia, 300 anime che gravitano a 878 metri di quota.
Ventotto chilometri di salite e discese (62 l’intero tragitto da Pescara) che si sviluppano intorno a paesaggi mozzafiato, di respiro zen, intervallati da piccole aree di sosta per il picnic dei viandanti. La Maiella, innevata ad aprile, maestosa e accecante, è «foriera di risorse idriche immense», è la voce del paese. È domenica mattina. I santeufemiesi scendono in piazza incuriositi dall’unica bancarella di abbigliamento, fanno comunella, seppur distanziati, davanti ai bar, o li vedi sdraiati sulle panchine, a farsi abbracciare dai raggi del sole. Qualcuno fa capolino dalla porta del negozio, vuoto in quel momento, per scrutare lo sconosciuto che cerca disperatamente la linea col cellulare.
«L’orto botanico? È a poche centinaia di metri, sulla sinistra» indica il “paesano”. Nel giardino che deve ancora sbocciare del tutto, puntellato di stagni, panchine, corsi d’acqua, piante ed erbe profumate, il Centro incontra il sindaco (dal 2011) Francesco Crivelli, che non sta più nella pelle. Ha voglia di raccontare la visione del “suo” Geopark. E attacca: «La Maiella è la vita, la nostra vita, qui siamo nell’ombelico d’Abruzzo e ora anche del mondo. Sant’Eufemia conta 300 abitanti e 5mila posti letto nelle strutture ricettive, oltre a numerose seconde case, tante giovani coppie scelgono questi luoghi per viverci. Il nostro compito sarà intercettare un nuovo modo di fare turismo, sfruttando la tecnologia e puntando alla defiscalizzazione dei tributi».
Il Geopark è appena nato, che già Crivelli ha messo a segno uno dei suoi obiettivi: «Vogliamo puntare i riflettori del turismo sulle grotte incastonate nella catena montuosa dove un tempo si rifugiavano gli sfollati durante il periodo bellico. Sant’Eufemia è tracciata da 140 km di sentieri, 4 dei quali raggiungono le grotte. E grazie al riconoscimento Unesco, il nostro Comune ha ottenuto 50mila euro di finanziamenti Gal per la riscoperta dei sentieri che si ricollegano tra loro». Il giardino “Brescia” (dedicato ad una ragazza scomparsa sul Morrone) «è uno dei più grandi d’Italia», sottolinea orgoglioso il sindaco, «il 30%, a livello nazionale, della flora protetta si trova sul nostro territorio. La stella alpina pelosetta, arrivata dai Balcani, si adatta perfettamente al clima della Maiella».
Punta tutto sul turismo speleologico Alessandro D’Ascanio, il sindaco di Roccamorice, 26 chilometri di distanza da Sant’Eufemia. «Ora si apre una pagina nuova e una vetrina più grande», commenta, «noi abbiamo un patrimonio immenso e inestimabile di grotte naturali. L’ultima scoperta, due anni fa, la Grotta della Lupa, carica di resti di animali, è divenuta meta di studio degli scienziati abruzzesi e nazionali. I soli a poterla visitare, per il momento. Ci aspettiamo turisti da tutto il mondo e finanziamenti per darci respiro». Il ventoso paese di Tocco da Casauria, guidato da 5 anni dal sindaco Riziero Zaccagnini, da un quarto di secolo è meta di amanti dell’avventura che frequentano l’area di decollo col parapendio nella zona del torrente Arolle. «Ma il territorio», ricorda il sindaco, «è ricco di erbe di montagna con cui si realizza la Centerba e qui sono sorte le prime pale eoliche»per il recupero dell’energia. Zaccagnini punta alla grande impresa: «Questo straordinario traguardo ci permetterà di ricostruire la storia dei pozzi di petrolio chiusi tra la fine dell’800 e i primi ’900». Uno scenario surreale e suggestivo che narra di bitume che un tempo usciva copioso dalle rocce. E che oggi, sembra quasi il racconto di una favola.