La movida trasloca in riviera, cambiano i controlli a Pescara

Il popolo del divertimento migra da Pescara Vecchia al lungomare dei locali. Il questore: pronti a garantire il pattugliamento per evitare incidenti
PESCARA. Quattro locali apriranno questa notte, altri 7 domani, senza contare quelli che hanno sfidato il maltempo e sono già aperti. La movida comincia la sua migrazione dalla Pescara Vecchia dei circoli, pub e ristoranti alla riviera degli stabilimenti balneari che di notte diventano discoteche. Il triangolo compreso tra corso Manthoné, via delle Caserme, via dei Bastioni e piazza Unione inizia a svuotarsi con il popolo del divertimento pronto a gettarsi sul lungomare per le feste fino all’alba. Come una molla anche i controlli delle forze dell’ordine sono obbligati a seguire la stessa processione della movida: dopo gli arresti e le denunce del 9 maggio scorso per le aggressioni lampo nel centro storico con pugni tirati in faccia a caso e le rapine ai danni di minorenni, i controlli si sono fatti più stretti con le divise a spasso tra la gente. «La nostra presenza è stata mirata a educare alla legalità i proprietari e i frequentatori dei locali. Ora, il dispositivo attuato su Pescara vecchia si sposterà sulla costa», spiega il questore Paolo Passamonti, «anche se il servizio di controllo nelle tre vie più affollate del centro storico resterà in piedi per garantire la sicurezza». Ma da questo fine settimana, con il centro storico ancora frequentato e il lungomare che comincia ad attrarre migliaia di frequentatori di locali non soltanto pescaresi ma provenienti anche dal resto d’Abruzzo, le forze dell’ordine dovranno quasi sdoppiarsi: «Ma tenere sotto controllo la riviera», dice il questore, «è più semplice perché la movida si spalma lungo più chilometri mentre a Pescara Vecchia è l’assembramento provoca un rischio maggiore. Il personale in servizio, comunque, è sempre mobile e, come un elastico, pronto a seguire le necessità che si presenteranno di momento in momento. La sorveglianza della riviera, comunque, è un’attività rodata».
Passamonti ha fatto chiudere due locali del centro storico per spaccio di droga: «E sono pronto a chiudere altri locali se necessario», ribadisce il questore, «sia chiaro: non è una minaccia, l’importante è che i proprietari dei locali continuino a collaborare con noi: da una parte non servendo più da bere alcolici a chi è già ubriaco e può provocare disordini e accompagnandolo fuori dal locale dopo un bicchiere d’acqua o un caffè; dall’altra denunciando tempestivamente episodi di spaccio di droga. Il nostro obiettivo è la prevenzione: chiudere un locale per problemi di ordine pubblico significa che qualcosa è non ha funzionato». Il questore non fa nomi ma fa capire che la questura sa: «Conosciamo i locali della movida, i titolari, sappiamo cosa accade e come regolarci».
Il pattugliamento della riviera sarà al centro dei prossimi incontri del tavolo tecnico della questura sulla sicurezza: «Ma i controlli», dice Passamonti, «per noi sono routine».
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