La nascita dei Colli e la fine del teatro Pomponi: ecco il libro sulla storia di Pescara

15 Ottobre 2023

Nel volume dello studioso Di Biase, presentato ieri sera, curiosità e aneddoti «Centinaia di operai arrivati dal nord per costruire la Piazzaforte rimasero qui»

PESCARA. La Pescara di oggi «è figlia della Piazzaforte» perché è grazie alla creazione della struttura difensiva che in città «arrivò tanta manodopera a quel tempo». Una calata di «7-800 persone che arrivarono dall’Emilia, dalle Marche e dal Veneto per lavorare» alla costruzione della Piazzaforte di cui si ammirano solo i sotterranei tra il campo Rampigna e il tracciato ferroviario, nel borgo storico della città. E poi ancora il fascino dell’indimenticato teatro Pomponi che si affacciava sul mare; l’importanza del recupero del mosaico (200 anni dopo Cristo) sepolto lungo le sponde del fiume. Quel fiume Aterno «inquinato anche secoli fa da catrame e petrolio che scendevano a valle, dalle alture».
Queste e tante altre curiosità sono emerse nel corso della conferenza “Raccontiamo Pescara- storia, curiosità, ironia, verità e chiacchiere su una città ricca e importante” ideata dallo storico Licio Di Biase e svoltasi ieri sera nell'auditorium Cerulli di via Verrotti.
L’evento, a cui hanno partecipato oltre duecento persone, è stato coordinato da Mila Cantagallo, autrice della rappresentazione teatrale “Dialogo sul Pomponi” con Rossella Micolitti e Assunta Dezio. Hanno partecipato il presidente del Consiglio comunale Marcello Antonelli e l’assessore alla Cultura, Maria Rita Carota. Anche i lavori alla Piazzaforte sono stati interessati da uno «scandalo tangenti», rivela Di Biase, «per via dell’utilizzo di certi materiali di pietra» piuttosto che di altri. E, finiti i lavori, in tanti «hanno scelto di restare a Pescara e di non tornare nei luoghi di provenienza creando una forte contaminazione di genti del nord tra il 1600 e il 1700 a cui successivamente si unirono i militari provenienti dal sud», e poi arrivarono tante persone che si sono insediate «a Pescara Colli, a quel tempo Castellamare, e poi Fontanelle, San Silvestro, Villa del Fuoco, che sono andati via via consolidandosi grazie a queste presenze e in cui si producevano viveri per la Piazzaforte».
A Villa del Fuoco «si allevavano maiali» e forse non è un caso che nell’antica Pescara si degustava la porchetta con lo zafferano, come ha rivelato Di Biase nel suo libro “La cucina pescarese nel tempo” e diventò capitale del capitone trasportato dalle valli del Comacchio dai muratori che si erano trasferiti a Pescara. Sul mosaico sepolto sotto strati di bitume, alla golena, Di Biase non ha dubbi: «È importante recuperarlo». Sul fiume Aterno: «Catrame e bitume che scendevano dalle alture inquinavano il fiume che diveniva scuro, da qui il toponimo ater, scuro». Vescovo di Aterno «era San Cetteo, all’epoca parroco della chiesa locale».
Dall’Unità d’Italia in avanti «il territorio subisce un cambiamento», prosegue lo storico pescarese, «con l'avvento della ferrovia la zona pianeggiante si urbanizza, anche grazie alla nascita di bar, ristoranti e locali vari e diventa la Pescara centrale di oggi». E con «l’abbattimento della Piazzaforte», di cui oggi pescaresi e turisti ammirano pochi resti, «la città si sviluppa da Porta Nuova verso la Pineta».
L’affollata conferenza è stata anche l’occasione per Di Biase per ricordare il percorso verso l’unificazione tra Pescara e Castellamare avvenuta ufficialmente nel 1927. Un incontro arricchito da considerazioni di studiosi e affezionati alla città. Un intervento quello di Di Biase che ha evidenziato le dinamiche storiche che hanno determinato la nascita di Pescara e che si riassume nella realizzazione della Piazzaforte nella seconda metà del 1500 e poi nella fine del 1800 con l’abbattimento della stessa Piazzaforte e l’arrivo della stazione con la ferrovia fino al 1927 nascita della Pescara fusa con Castellamare.