La nipote di Bartali agli studenti «Gino un eroe, salvò 800 ebrei»

Gioia, ospite dell’istituto Spaventa, rivela le imprese del nonno durante la Seconda guerra mondiale «Non gli piaceva raccontare il bene che aveva fatto, riteneva quel gesto una medaglia dell'anima»
CITTÀ SANT’ANGELO. «Il bene si fa ma non si dice». Era questo il pensiero del grande campione del ciclismo Gino Bartali, vincitore, tra le altre cose, di tre Giri d'Italia e due Tour de France, che dedicò la sua più grande impresa al salvataggio di circa 800 ebrei durante la Seconda guerra mondiale, trasportando nei tubolari della sua bicicletta, in giro per la Toscana, fotografie e documenti che attraverso una stamperia clandestina aiutarono la loro fuga. Non solo: Bartali nascose in una sua cantina una famiglia ebrea di 4 persone, all'interno della quale c'era Giorgio Goldenberg, la cui testimonianza è stata fondamentale per farlo riconoscere, nel 2013, Giusto tra le Nazioni.
Questo e altro è stato oggetto della testimonianza che la nipote, Gioia, ha riservato agli studenti dell'istituto Bertrando Spaventa di Città Sant'Angelo in occasione della Giornata della memoria, in un evento organizzato dal Comune e che ha visto la presenza delle massime autorità cittadine tra cui il presidente del consiglio comunale Antonio Plevano, il sindaco Matteo Perazzetti e la vice Lucia Travaglini. «Mio nonno non ha mai voluto fare menzione di quanto accaduto durante la guerra», spiega la nipote. «Ne parlò solamente con mio padre, ottenendo la promessa del silenzio. Non gli piaceva raccontare il bene che aveva fatto, riteneva quel gesto una medaglia da appendere all'anima». Quindi spiega: «La storia venne fuori sul finire degli anni Ottanta, quando nel corso di un documentario sulla città di Assisi gli autori inserirono una figura che era quella di Gino Bartali, tanto che veniva nominato, che andava in giro in bicicletta per aiutare gli ebrei. Nonno ci rimase molto male, soprattutto perché nessuno lo contattò prima della messa in onda. Lui per 40anni riuscì a tenere quel momento solo per sé».
«Credo che ricordare sia fondamentale, soprattutto per le nuove generazioni. Solo attraverso le testimonianze possiamo spiegare ai giovani l'orrore di quei momenti, affinché non si ripetano mai più. Per questo da qualche anno ho deciso di intraprendere questo viaggio nelle scuole, che adesso tocca Città Sant'Angelo. Nonno ha fatto quello che ha fatto perché l'ha ritenuto giusto, anche mettendo a rischio la sua vita e quella dei famigliari. Adesso è compito mio e di chi mi ascolta coltivare il frutto delle sue azioni».

