La Nuova Pescara slitta al 2024? Montesilvano e Spoltore al voto

Tra domani e venerdì il verdetto: Pescara ha già votato sì, ma De Martinis e Trulli potrebbero dire no De Vincentiis: dobbiamo ancora decidere. Matricciani: un anno in più è inutile, meglio il commissario
MONTESILVANO. È una settimana decisiva per la Nuova Pescara. Nei prossimi giorni i consigli comunali di Montesilvano e di Spoltore si riuniranno per discutere del differimento di un anno della fusione delle tre città. La legge regionale dispone l’istituzione del Comune unico entro il 1° gennaio 2023, con possibile slittamento al 2024. Il rinvio potrebbe scattare se i tre consigli a maggioranza dei due terzi voteranno entro il 31 ottobre prossimo. Il consiglio comunale di Pescara è stato il primo a muoversi in questa direzione e lo scorso 17 ottobre, con i voti favorevoli del centrodestra e del centrosinistra (contrario il Movimento 5 Stelle), ha approvato la delibera. D’altro canto il sindaco Carlo Masci è da sempre sostenitore del 2024 come data ideale per portare a compimento il processo di fusione, convinto che un anno a disposizione sia sufficiente per chiudere l’iter.
Differenti gli umori degli altri due sindaci, Ottavio De Martinis e Chiara Trulli che invece preferirebbero arrivare al 2027. A Spoltore il consiglio è stato convocato per domani alle 17.30. Qui il voto non è per nulla scontato e nelle ultime ore si sta cercando di trovare una quadra con riunioni di maggioranza. «L’orientamento», anticipa il presidente del consiglio comunale Lucio Matricciani, «è di non votare per il rinvio. Tra 2023 e 2024 non cambia assolutamente nulla, considerato che dal 2018, data in cui è entrata in vigore la legge, non siamo riusciti a mettere insieme un solo servizio, figuriamoci se ora potrà cambiare qualcosa con un solo anno in più. Meglio l’arrivo di un commissario e che tutte le tre amministrazioni comunali, compreso il presidente della Provincia (Ottavio De Martinis, espressione di centrodestra, ndc), se ne vadano a casa», continua provocatoriamente. «Abbiamo chiesto di portare il processo al 2027, sempre che si riescano ad unire i servizi in modo vantaggioso per i cittadini, altrimenti la fusione non dovrebbe proprio farsi».
La linea del centrosinistra a livello provinciale però è diversa. Un paio di settimane fa si sono riuniti il segretario provinciale Nicola Maiale, i referenti dei tre Comuni, i capigruppo, i consiglieri e il sindaco di Spoltore Chiara Trulli. «Abbiamo costituito una sorta di organismo di Nuova Pescara», ricorda Maiale, «che ha deciso a larga maggioranza di chiedere il rinvio al 2024. Esistono opinioni personali differenti, ma la linea è quella, anche e soprattutto per non perdere i 105 milioni di euro che l’onorevole Luciano D’Alfonso con un emendamento a livello centrale è riuscito a intercettare».
A Montesilvano la tendenza appare più direzionata sullo stesso percorso di Pescara. Qui il consiglio è stato convocato per venerdì alle 10 dal presidente Ernesto De Vincentiis, il quale non si sbilancia: «Non so quale sarà la votazione finale al momento, perché il tema è oggetto di incontri proprio in queste ultime ore». In città però alla fine dovrebbe prevalere il sì al rinvio. I Comuni, per legge, non hanno altra possibilità se non accettare la data del 2023 o decidere il rinvio al 2024. Per farlo tutti e tre i consigli devono essere d’accordo. In caso di voto contrario di uno solo dei Comuni, la palla passerà alla Regione. Gli scenari possibili sono due: lasciare le cose così come sono stabilite dalla legge, arrivare al 1° gennaio 2023, sciogliere i tre consigli, e nominare un commissario che a quel punto concluderà il processo; l’altra opzione, più plausibile, è che il consiglio regionale porti in discussione la proposta di modifica alla legge, già confezionata dal centrodestra, che slitta l’istituzione della Nuova Pescara al 1° aprile 2027, se i tre Comuni dimostreranno di aver raggiunto risultati precisi entro il 30 novembre 2023.

