La nuova vita del cocktail: arriva il kit per farlo a casa

17 Aprile 2020

Movida a domicilio con la consegna di ingredienti e le istruzioni per assemblarli Si pensa all’asporto anche per evitare gli assembramenti dopo la riapertura

PESCARA. Persone che si accalcano di fronte a un bancone in attesa di un cocktail, all’interno dei locali, mentre all’esterno gruppetti chiacchierano e sorseggiano da cannucce e bicchieri. È la consueta immagine di una sera tra i locali di corso Manthoné o della zona del mercato coperto di piazza Muzii, i due polmoni della movida pescarese. Un’immagine che per un po' rimarrà un ricordo. Anche con l’interruzione del lockdown e la conseguente riapertura di bar e ristoranti, la normalità inevitabilmente non sarà quella di una volta.
In attesa di disposizioni chiare, norme definite e date certe sulla fase due dell’emergenza coronavirus, i bartender e titolari dei cocktail bar pescaresi pensano e ripensano a come affrontare la ripartenza. C’è chi, intanto, ha introdotto qualche novità per continuare a stare al fianco dei propri clienti. In pieno boom di “delivery”, ormai declinabile per qualunque categoria merceologica, anche il cocktail può arrivare a domicilio. La trovata è di Cristiano Tego, bartender da 15 anni e titolare di Tropico, Tiki bar di via Cesare Battisti. Già dalle prime giornate di fermo totale, Cristiano ha riesumato un progetto che aveva proposto l’anno scorso, ma che con l’emergenza sanitaria ha trovato maggiore espansione. Appoggiandosi a una app di delivery, recapita a casa un kit per assemblare il cocktail. «Abbiamo creato un packaging a forma di Cd», spiega, «al cui interno il cliente trova una busta sottovuoto con la miscela preparata, il ghiaccio, un bicchiere in plastica, adatto al cocktail ordinato, e le istruzioni per assemblare il tutto».
Un’idea che sicuramente continuerà a proporre anche in fase di riapertura. «In un cocktail bar è difficile garantire il distanziamento», confessa, «per questo sto valutando l’ipotesi di spostare il bancone, orientandolo verso l’esterno del locale e incentivare il take away, mentre all’interno lasciare posti a sedere limitati».
Anche per la Nuova Lavanderia di Francesco Silvestri il take away può essere una soluzione. «Avendo due sale», afferma, «possiamo garantire entrata e uscita diversificati. Per il bancone stiamo valutando dei separatori in plexiglass personalizzati e di apporre dei segnalatori di distanze a terra. Abbiamo già a disposizione un lavabicchieri che è una vera sanificatrice, capace di igienizzare, in modo certificato, al 99 per cento. In questa situazione all’ospitality», prosegue l’imprenditore, «dobbiamo necessariamente affiancare la salvaguardia del cliente».
La strada per la Nuova Lavanderia è segnata da delivery e take away. L’idea è garantire una rotazione veloce all’interno del locale per non creare assembramento. «Stiamo ipotizzando un punto take away all’ingresso, con packaging accattivante e biodegradabile e quindi sostenibile». Prenotazioni e waiting list sono gli altri metodi per non creare folla né dentro né fuori. Chi arriva potrà lasciare nome e numero e verrà richiamato una volta che il tavolo si sarà liberato. «L’obiettivo», dice, «è preservare i posti di lavoro dei miei quattro dipendenti. Questa emergenza rappresenta una sfida difficilissima, ma può anche essere l’occasione per rinnovarsi».
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