La Pescara tutta da ridere che impazza in televisione

di GIULIANO DI TANNA L’Abruzzo fa ridere gli italiani. Detta così, sembra una cosa di cui vantarsi e andare orgogliosi. Se non fosse che la comicità, che, da qualche tempo, gli italiani hanno...
di GIULIANO DI TANNA
L’Abruzzo fa ridere gli italiani. Detta così, sembra una cosa di cui vantarsi e andare orgogliosi. Se non fosse che la comicità, che, da qualche tempo, gli italiani hanno imparato ad associare alla regione dei parchi, è del tutto involontaria. Non è frutto di una tradizione teatrale o letteraria ma il risultato di una convergenza sincronica di tipi umani e situazioni particolari (tutti con qualche aggancio con la politica) che forniscono, con continuità, materiale di cui sorridere e ridere a comici veri e a programmi televisivi di satira.
Il campionario dell’Abruzzo da ridere è noto: si va dalle imitazioni di Antonio Razzi diventate ormai un marchio di fabbrica di Maurizio Crozza, a presunte storie di sesso e politica come quella fra l’ex assessore regionale alla cultura, Luigi De Fanis, con la segretaria Lucia Zingariello, a quella della multa tolta al questore di Pescara dal comandante dei vigili urbani, Carlo Maggitti.
Così, fino all’ultima storia in ordine di tempo, quella del palazzo bisognoso di cure ma acquistato dalla Asl di Pescara per 2.8 milioni di euro, al quale Striscia la notizia ha dedicato un servizio con il titolo di “Ok, il prezzo è triplo”. E all’elenco si potrebbe aggiungere anche l’intervista doppia che, un paio di settimane fa, le Iene hanno dedicato alla coppia più gossippata dell’anno, quella composta dalla senatrice aquilana del Pd Stefania Pezzopane, e dall’ex spogliarellista Simone Coccia Colaiuta, in cui i due (soprattutto lui) spiegavano che cosa amano fare fra le lenzuola.
È paradossale che una regione che non ha mai avuto grandi comici abbia finito per fornire tante e tali storie alla quotidiana farsa del Belpaese, quando . nella commedia all’italiana cinematografica classica la cosa più vicina geograficamente all’Abruzzo era il burino interpretato di solito da Nino Manfredi. Tanta grazia non era capitata nemmeno ai tempi di Gaspari che, pure, con la sua voce chioccia e l’esibita cadenza dialettale, ricordava certe spalle minori di Totò.
Cocteau, che di teatro e cinema ne sapeva qualcosa, sosteneva che tutti gli italiani sono grandi attori, tranne quelli che recitano. L’aforisma dello scrittore dei “Parenti terribili” forse viene buono, oggi, per spiegare l’Abruzzo da ridere. Che gli abruzzesi siano tutti grandi attori comici, tranne i comici di mestiere?
©RIPRODUZIONE RISERVATA

