La piccola Saffie e le vite spezzate

La Spoon River dell’Arena e l’angosciante ricerca dei dispersi
LONDRA. È una Spoon River di volti giovanissimi quella che emerge dall'attentato terroristico di Manchester. Vite ancora tutte da costruire, spezzate dalla furia omicida proprio in quel concerto che era la realizzazione di un sogno per le tante bambine e teenager accorse all'evento con i genitori, familiari e amici.
Fra le storie più toccanti quella della vittima più giovane, Saffie Rose Roussos, 8 anni appena. Era al concerto con la madre e la sorella più grande, ferite nell'esplosione. Sperando si fosse persa, i familiari hanno diffuso la sua fotografia su Twitter. Ma la bimba aveva perso la vita in quell'inferno di schegge e fumo. Ora la scuola dove studiava ha chiesto aiuto a un team di specialisti per «aiutare i bambini a gestire lo shock».Altrettanto toccante la storia di Georgina Bethany Callander, 18 anni, la prima vittima identificata. Su Twitter alla vigilia del concerto aveva raccontato il suo entusiasmo. Era da anni una fan di Ariana e l'aveva anche conosciuta, tanto da farsi ritrarre con lei in una foto che è già l'immagine simbolo della tragedia. Gli amici la ricordano sui social: «Riposa in pace Gina. Meritavi il mondo e ancora di più». Intanto c'è chi spera ancora di riabbracciare i propri cari «dispersi». Non si hanno più notizie dei fidanzatini Chloe Rutherford e Liam Curry, 17 anni lei e 19 lui, e di Olivia Campbell, 15 anni, la cui madre ha provato inutilmente a rintracciare la figlia al cellulare, che è ancora spento. Tra i dispersi anche la francese Kaia Kopusar, 16 anni: era andata al concerto da sola e ora i suoi amici nella città inglese stanno tentando di rintracciarla.

