La pineta meta preferita per trascorrere la Pasqua

La Riserva dannunziana presa d’assalto già da ieri per le feste di compleanno I cittadini: «Questo è un posto fantastico, ma è necessaria un’area di ristoro»
PESCARA. La gita fuori porta dei pescaresi a Pasqua e Pasquetta? Nella Riserva dannunziana riaperta ai cittadini, dopo cinque mesi di chiusura, con 1.000 alberi in più e 170 eliminati,perché pericolanti. I giochi chiassosi dei bambini, le tovaglie stese a terra stracolme di viveri, i tavoli di legno imbanditi per trascorrere ore di festa e libertà nel polmone verde di Porta Nuova, il relax stesi al sole.
Immagini di un giorno prefestivo, ieri, che ritraggono pescaresi, e non solo, a godersi quella riserva tanto amata ma off limits in più punti, e soprattutto, carente di servizi.
«Manca un’area ristoro, un bar aperto tutti giorni», dice Elio Marcucci, pescarese, «a che servono questi casotti di legno chiusi? Sono solo circoli di gioco per pochi intimi. Negli anni Settanta qui in pineta c’era addirittura un ristorante e oggi non riescono a fare un bar. Per non parlare dei giochi per bambini rotti, l’altalena scomparsa e le giostrine che non girano più». E poi prosegue: «Vogliono chiudere la riserva ai cittadini, ma la aprono al passaggio degli autobus dei tifosi». Maria Collini, mamma pescarese, gioca con i suoi bimbi in prossimità del laghetto: «Voglio vedere le oche ma devo guardarli con attenzione perché la staccionata di protezione è rotta ed è facile cadere in acqua».
Marcella Morales, consorte brasiliana di Gabriel Lima, giocatore di calcio a 5 dell’Acqua e Sapone, ha organizzato in pineta il compleanno del piccolo Thiago con tanti amici a festeggiare intorno ad una tavolata. I giovanissimi Paolo e Flavia si ristorano con l’acqua fresca che sgorga dalle fontanelle accanto alle toilette, nel casotto di cemento, perennemente sigillate dai lucchetti. Qui e là sono sparsi i bagni chimici, per fortuna.
Insalata di riso, preparata ai fornelli di casa, e birra fredda, è il menù scelto dalla bella famigliola di Franco Mascione e Lorella Leve. Moglie e marito sono felici per il ritorno della figlia Cecilia, fisioterapista in Albania, in compagnia del fratello Matteo.
Nella pineta riaperta ci sono anche Costantino e Claudia, con i figli Alessandro e Ludovica di 11 e 9 anni, arrivano da Chieti per trascorrere un pomeriggio di relax: «E' una bella risorsa, un patrimonio storico e identitario che deve restare a disposizione della comunità». Martina Delfino, pescarese originaria del Sud, ha appena terminato una corsetta intorno al perimetro del parco e si accinge ad uscire dal cancello principale. È entusiasta: «È un posto fantastico, un'oasi di verde che è uno sfogo per chi vuole fare sport. Hanno messo la segnaletica e delimitato alcuni percorsi, ma il mio giudizio è positivo».
Diverse aree sono rinate delimitate e inaccessibili per proteggere la fauna e uno straordinario patrimonio arboreo che si estende su una superficie di 53 ettari, di cui 35 di “antica selva” come si legge nel sito che racconta la storia della nascita dell'area verde concessa nel 1528 alla famiglia D'Avalos da Carlo V e dal 2000 divenuta Riserva naturale.
Le transenne, però, hanno mandato su tutte le furie Matteo Colarossi, presidente degli Agronomi pescaresi, che ha commentato caustico: «La nostra ex pineta è transennata, non possiamo più entrare all’ombra, dobbiamo restare sul cemento dei vialetti».
Raffaella Barbetta e Marco Di Sapio hanno steso le tovaglie tra gli alberi per fare un pic-nic mentre i bambini saettano da uno scivolo ad un cavalluccio di plastica, all'altro. Giochi «che sono tutti rotti, potevano rinnovarli prima di riaprire il parco e sistemare le attrezzature sportive sgangherate. Manca un bar», rimarca la coppia, «per il resto ci piace venire qui, soprattutto d'estate, e sono tante le famiglie che scelgono la pineta per trascorrere qualche ora in relax. A volte, qui, è strapieno e non si trova parcheggio all'esterno».
Uno dei più assidui frequentatori del parco, Antonio Taraborrelli, ex consigliere di quartiere, punta l'indice contro le «recinzioni del laghetto, (cloaca a cielo aperto in attesa di bonifica da venti anni) sbeccate e sbilenche, i tombini scoperti, i bagni pubblici in muratura ancora chiusi e fatiscenti, i campi di bocce degli anziani impraticabili e degradati, i percorsi mal segnalati, i mezzi del Comune parcheggiati alla faccia della sostenibilità ambientale, ma è sempre puntale il passaggio dei bus delle squadre di calcio dentro la Riserva».

