La pineta riapre entro i primi di marzo

Abbattuti 170 alberi pericolosi sostituiti da 1.000 nuove piante, interdette alcune aree. Marchegiani: «Ora è più sicura»
PESCARA. Centosettanta alberi abbattuti e mille nuove piante. Sono questi i numeri che contraddistinguono il lungo lavoro svolto da agronomi e tecnici per mettere in sicurezza i 36 ettari della Riserva dannunziana. Gli interventi si stanno per concludere ed entro la prima settimana di marzo verrà riaperta al pubblico.
Lo hanno annunciato ieri il sindaco Marco Alessandrini, l’assessore alla Riserva Paola Marchegiani, il professor Paolo Sgherzi dell’università della Tuscia che ha condotto monitoraggi e rilievi, il responsabile del servizio Verde del Comune Mario Caudullo e l’agronomo Luigi Lo Giudice.
Per mettere in sicurezza la Riserva, rimasta chiusa per quattro mesi, sono stati abbattuti 170 pini. Ma questi sono stati sostituiti da 555 nuovi alberi e 408 arbusti, per un totale di 963 nuove piante. «La Riserva dannunziana è rimasta chiusa per diverso tempo e questo può apparire incomprensibile, ma non lo è», ha detto Alessandrini, «l’amministrazione pubblica è una cosa complicata, noi abbiamo la prevenzione come priorità». «Riconsegnamo ai cittadini», ha precisato la Marchegiani, «una Riserva più sicura e migliorata dal punto di vista floristico e faunistico, essendosi riposata in questo periodo di chiusura». «Di concerto con gli uffici», ha spiegato l’assessore, «sono stati compiuti interventi a tutela delle piante. Sono state estirpate quelle non autoctone, aumentate le zone interdette al calpestìo con un sistema di corde e pali che renderà più sicura la fruizione delle aree al pubblico».
«Sono 170 piante da eliminare sulle 13.000 esaminate a vista o con gli strumenti», ha sottolineato Sgherzi, «delle 170, 130 erano totalmente compromesse. La Riserva ha luoghi in cui gli alberi sono più vulnerabili ed è qui che abbiamo individuato un ospite pericoloso qual è il fungo “poro dedalea pini” che attacca gli esemplari deboli minando la loro stabilità, perché si attacca alle radici, trasforma la sostanza secca e la fa ridiventare organica e si nutre di cellulosa, toglie il cemento dentro le fibre».
«Eravamo davanti a un bivio», ha raccontato Caudullo, «mettere in sicurezza tutta la Riserva in modo massivo, in modo da renderla tutta fruibile, ma determinando un abbattimento imponente degli alberi, oppure limitare le aree di fruizione lasciando spazi naturali liberi, ma inaccessibili». «La scelta», ha aggiunto, «è ricaduta su quest’ultima opzione. Per farlo, abbiamo dialogato con la Soprintendenza sia per l’eliminazione delle piante pericolose, che per la piantumazione di 1.000 nuovi esemplari. Questi, non solo compenseranno gli abbattimenti fino ad oggi compiuti e mai reintegrati che sono circa 500, ma potenziano con altri 500 esemplari gli assetti della Riserva».
«Tutte le tappe», ha concluso, «sono contenute in un documento di carattere legale che attesta le azioni per la mitigazione del rischio».
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