La pista? È poco ciclabile Invasioni di auto e moto

La nuova striscia azzurra a doppio senso espone i ciclisti a rischio investimento «Va delimitata perché le continue soste in doppia fila restringono la carreggiata»
PESCARA. «Spettacolare, ma pericolosa». Così è stata definita la nuova pista ciclabile azzurra sorta su via Regina Margherita, tra via Leopoldo Muzii e piazza Salotto, "protetta" solo da due paletti di plastica agli incroci, ma non totalmente delimitata. Una lunga striscia colorata che esordisce tra le polemiche di chi l'attraversa, cicloamatori o cittadini che usano la bici come mezzo di trasporto alternativo alle automobili. Per molti è stata una prima volta choc e il pericolo numero uno è il parcheggio in doppia fila che restringe la carreggiata e costringe auto, moto e conducenti di ambulanze e autotrasporti a invadere la pista ciclabile per effettuare il sorpasso.
Manovre che rischiano di travolgere i ciclisti che pedalano lungo la pista, in entrambi i sensi di marcia, verso viale Muzii o verso il centro della città. C'è chi giura che non l'attraverserà mai più e chi è più tollerante, ma su un punto sono tutti d'accordo: così com’è, la pista ciclabile è «sicuramente utile, ma altamente pericolosa». Gaetano Occhiuzzi è il titolare della rivendita di articoli da mare e fiori all'incrocio tra viale Muzii e via Regina Margherita, nei pressi dell'istituto comprensivo 3: «Al sindaco abbiamo fatto notare che il caos di ora è nulla in confronto a ciò che accadrà alla riapertura delle scuole, quando i genitori che accompagnano i figli parcheggeranno tutti in doppia fila. Forse bisognerà riservare loro alcuni posti proprio di fronte ai cancelli della scuola, togliendo il divieto notturno per dare modo ai residenti di parcheggiare e se poi passeranno di nuovo i bus, allora sarà davvero un disastro». E il primo cittadino come ha risposto? «Effettivamente...».
Gabriele Roio, carrozziere e autista in pensione, è un patito delle due ruote: «Una vita in bici: una volta, mi hanno anche multato perché non avevo il campanello. Non guido più e ogni giorno inforco la bicicletta e mi giro tutte le piste ciclabili della città, compresa la strada parco e oggi sono venuto a testare questa». Angelo Capodicasa ha fatto già il tragitto da piazza Salotto, come è andata? «Ho avuto paura di essere investito, forse la pista va delimitata con delle fioriere o anche con cordoli lungo tutta la tratta, così ci si sente più protetti. Ma comunque Pescara ha bisogno di tanti altri percorsi ciclabili». I ciclisti sfrecciano in tutte le direzioni, comprese quelle opposte, e il rischio di scontrarsi è alto: «Ma con un po’ di buon senso gli incidenti si possono evitare se ognuno rispetta la propria direzione di marcia», consiglia Micaela Battaglia, pescarese residente ad Ancona, «città dove le piste ciclabili non esistono». Qualcuno decide anche di passeggiare soltanto sulla striscia azzurra con la bici in mano oppure c'è chi evita la pista e prosegue sulla strada in sella alla bici. Rosa Carone fa il contrario: «Vado sempre a caccia di piste ciclabili proprio per evitare strade e marciapiedi». E poi ci sono quelli che la pista non la considerano neppure e sbucano dalle strade laterali proseguendo sui marciapiedi. Operazione che fa perdere le staffe a Enrica De Angelis, mamma di due pargoli e per niente amante delle due ruote: «Che le fanno a fare le piste ciclabili se poi fanno quello che vogliono e invadono i marciapiedi riservati principalmente ai pedoni? Talvolta sono maleducati e se provi a reclamare ti prendono pure a male parole». Umberto Iori e Salvatore Tacconelli, perfettamente equipaggiati per i loro 100 km in bici quasi giornalieri, confermano: «E' vero, a volte i ciclisti sono scorretti, ma gli automobilisti di più. Noi preferiamo i lunghi tragitti perché le piste ciclabili sono molto pericolose, ho avuto due incidenti, una volta mi sono scontrato con un altro ciclista, rompendo le ruote e l'altra sono finito contro una vettura. Per fortuna ne sono uscito illeso, ma una pista ciclabile delimitata è più sicura».
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