La pista ciclabile è una trappola In bicicletta tra buche e cantieri

Il tracciato tra via Conte di Ruvo e piazza Ovidio è disseminato di transenne e asfalti rotti e pericolosi C’è chi lo percorre in motorino e chi schiva pedoni infuriati. I cittadini: occorre più manutenzione
PESCARA. Buche, cantieri, transenne, passaggi bloccati, gobbe, rami penzolanti. Dura la vita dei ciclisti. Ce la mettono tutta per lasciare l’automobile in garage, per fare i bravi cittadini ecosostenibili. Ma quando si avventurano sui tracciati ciclabili della città, si accorgono che taluni percorsi sono tutt’altro che sostenibili. E dunque sono costretti ad armarsi di pazienza e tenere la schiena dritta. Perché sulle piste si balla. Si salta. Non si va lisci come si dovrebbe su una pista. Rallentare è d’obbligo perché beccare una buca è facile quanto cadere dalla bici e farsi male sul serio.
Una delle piste più malmesse è quella rossa (questo il colore originale prima che sbiadisse) che corre su entrambi i marciapiedi di viale D’Annunzio. Dall’angolo con via Conte di Ruvo fino alla rotonda di piazza Ovidio, e ritorno, la pista è disseminata di pezzi di asfalto sbeccati, pericolose buche ricoperte di fogliame, cantieri sparsi qua e là che chiudono i passaggi alle bici e finiscono a vicolo cieco. Chi vuole proseguire deve salire sul marciapiede, sfiorare i pedoni, prima di poter riconquistare la direttrice della ciclovia. Altrimenti si rimanere prigionieri.
Accade all’angolo con via Virgilio Publio. Michele Di Lena, studente tarantino di Lingue alla D’Annunzio, imbocca l’angolo e si ritrova immerso nella selva del cantiere di un palazzo in ristrutturazione. Avanza lentamente in sella alla due ruote: «Ogni volta che passo di qui», riflette, «devo fare lo slalom tra i cantieri e schivare le persone che si infuriano e me ne dicono di tutti i colori». Poi è costretto a interrompere il tragitto. La pista finisce contro una transenna. Alza le braccia. Il gesto è più eloquente di ogni altra parola. Sorride, tanto altro può fare se non «salire sui marciapiedi i pedoni, scendere in strada e imboccare di nuovo un tratto di pista» per proseguire il cammino. Nelle vicinanze c’è la pelletteria Fava. Il titolare, Amedeo, spiega che «i lavori di sistemazione dell’immobile sono necessari, ma forse bisognerebbe distanziare i cantieri che attualmente finiscono nel nulla». La bici del negoziante è agganciata ad un albero: nella zona non si vedono rastrelliere.
Clerio Berghella, pensionato pescarese originario di San Vito, sostiene che praticamente «dalla bici non scende mai» e quel budello di pista sterrata «lo percorre quotidianamente. Devo però fare attenzione perché è sconnesso e quando arrivo alle buche devo rallentare per non cadere. Occorre più manutenzione, evidenziare la segnaletica, altrimenti è alto il rischio di mettere sotto qualcuno». Le fossette scavate nell’asfalto sbriciolato diventano ancora più pericolose quando sono nascoste dalle foglie d’autunno che cadono copiose sul marciapiede: accade vicino al civico 241 di viale D’Annunzio. E così via fino al semaforo con via Conte di Ruvo. Davanti ad un istituto bancario, marciapiede lato monte, la pista riprende. Il primo tratto è ostacolato da un cassonetto dell’immondizia buttato in mezzo al tracciato senza criterio. Proseguendo, di fronte al civico 274, l’asfalto si dilata per lasciare posto al cemento breccioso. In quel punto, i ciclisti che sfrecciano sulla pista rallentano o schivano la buca. Ma qualcuno sceglie di percorrerlo in motorino. Per la serie: la pista ciclabile è più libera della strada. Riecco un cantiere di fronte al civico 322. Antonio Lucci, bancario pescarese, fa lo slalom e ritorna in pista dall’altra parte delle transenne. «Sono passato da questa parte perché dall’altra è peggio», scherza, ma poi torna serio: «Le piste ciclabili sono disastrate. Da quella di via Regina Margherita completamente rigonfia a causa delle radici che straripano in superficie, al lungomare fino alla zona di Capacchietti, sono impraticabili». Ritiene, il professionista in pensione, che siano «lavori arrangiati perché la città non è preparatissima, non ha le idee chiare sulla pianificazione di un percorso ciclabile come si deve». «Qui i ciclisti sfrecciano a 300 all’ora», rileva il coiffeur Stefano Zappacosta, «spesso litigano tra loro per precedenze e direzioni di marcia». All’angolo di via D’Annunzio e via San Francesco, un grosso ramo penzola sulla pista. Roberto Camplone e Marina Raimondi strisciano il fogliame per proseguire. Ma sono costretti a interrompersi di nuovo. Sotto la ruota della bici c’è un buco scavato nell’asfalto: «Il materiale è scadente, qui si sprofonda».

