La Polfer blocca due scafisti sul treno

Kosovari fermati su un Frecciabianca proveniente da Brindisi sono stati espulsi e accompagnati alla frontiera
PESCARA. Bloccati in treno a Pescara, controllati e poi espulsi. Per la polizia ferroviaria, potrebbero essere due scafisti i kosovari fermati qualche giorno fa su un Frecciabianca in transito nel capoluogo adriatico e diretto a Milano, anche se non ci sono prove né testimonianza che li incastrano.
La segnalazione è arrivata in stazione, nel capoluogo adriatico, dalla guardia di finanza di Brindisi che sta indagando sugli sbarchi degli immigrati e sta lavorando, in particolare, per capire chi ci fosse su un barcone intercettato proprio dalle Fiamme gialle. La prima segnalazione indicava la presenza di due sospetti a bordo del convoglio diretto a Milano per cui il personale della Polfer, diretto da Davide Zaccone, ha fermato il treno, che comunque faceva tappa in città, ha controllato tutti i passeggeri e individuato i due stranieri, due kosovari di 43 e 32 anni.
Avevano il passaporto ma nessun visto per entrare in Italia e, soprattutto, nessun bagaglio, e questo è stato uno degli elementi che ha insospettito gli agenti. In più, uno dei due aveva in tasca alcune migliaia di euro. Sono stati portati negli uffici della polizia all'interno dello scalo ferroviario e, con l’aiuto di un interprete, sono stati ascoltati per capire che strada abbiano seguito per arrivare in Italia. Hanno raccontato di essere passati dal Kosovo alla Macedonia e da lì alla Grecia, per poi spostarsi dalla Grecia in Italia, a Brindisi, in un semicabinato, senza acqua né cibo, e di aver viaggiato per due giorni senza rendersi conto di chi ci fosse alla guida. Erano solo loro, hanno detto ancora, e avrebbero pagato 500 euro a testa, ma anche questo elemento non viene ritenuto molto credibile perché i costi di trasporto sono di gran lunga superiori. I due si sono detti estranei a qualsiasi tipo di responsabilità e quando gli sono state mostrate le foto di un barcone intercettato dalla Finanza hanno assicurato di non saperne niente, di essere arrivati con un altro mezzo, di cui non ci sarebbe traccia, e di aver navigato senza vedere assolutamente nessuno, praticamente chiusi dentro. Non solo si sono scrollati di dosso qualsiasi responsabilità, ed è possibile che non ne abbiano, ma non hanno neppure fornito elementi per incastrare altri rispetto al viaggio che hanno affrontato per approdare in Italia dal Kosovo. Per loro il viaggio si è comunque fermato a Pescara, perché al termine dell’interrogatorio sono stati espulsi e accompagnati alla frontiera, a Brindisi.
Molti interrogativi rimangono senza risposta, ad esempio sul fatto che viaggiassero in treno senza bagagli, anche se uno dei due era diretto addirittura in Germania, e poi sulla disponibilità di tutto quel denaro, e infine sulla somma che hanno detto di aver pagato per arrivare in Italia, considerato che le spese vive da affrontare sarebbero di gran lunga più consistenti di mille euro, dice la polizia.
I dubbi restano, dunque, ma non ci sono prove per dimostrare la fondatezza dei sospetti iniziali della guardia di finanza, a cui poi si sono aggiunti quelli della Polfer di Pescara.
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