La politica boccia il palazzo ora i residenti pagano i danni

20 Novembre 2015

Spoltore, sentenza del Consiglio di Stato condanna il Comune per aver contrastato il piano Di Gregorio «Progetto respinto in modo illegittimo». Il risarcimento potrebbe superare un milione di euro

SPOLTORE. Il Comune, prima, «ha omesso del tutto immotivatamente di pronunciarsi» sul progetto di un palazzo al posto di una vecchia fabbrica e, poi, «ha respinto in modo del tutto illegittimo» la domanda. Adesso, quella scelta politica presa nel 2009 da 9 amministratori – cioè bocciare il piano di recupero presentato da Vittoriano Di Gregorio per la zona di Villa Raspa di Spoltore – sarà ripagata da tutti i 20 mila residenti della città. E non saranno pochi spiccioli, questo è sicuro: il conto potrebbe superare anche un milione di euro, soldi che in ogni caso saranno sottratti ai lavori per la città e ai servizi sociali. Il Comune è stato condannato a pagare i danni a Di Gregorio.

Si tratta dello stesso caso finito anche nell’inchiesta sul presunto malaffare in Comune che, il 26 luglio 2011, ha portato all’arresto dell’allora sindaco Franco Ranghelli e dell’ex presidente del consiglio regionale Marino Roselli. Quel procedimento giudiziario, a distanza di 4 anni, è ancora in attesa di una sentenza: il processo, a causa di un cambio del collegio giudicante, dovrà ripartire da zero e il rischio prescrizione è reale. Ma, secondo l’accusa dell’inchiesta penale, il piano Di Gregorio sarebbe stato boicottato per favorire un altro insediamento sponsorizzato da Roselli, quella della Villa Costruzioni.

Adesso, una sentenza del Consiglio di Stato definisce «illegittimo» l’operato del Comune e parla di «colpa dell’amministrazione». Non si sa ancora quanto, ma la sentenza ordina al Comune di avviare una trattativa con Di Gregorio entro i prossimi 4 mesi. Il totale da risarcire sarà la somma di tre capitoli: «La perdita della chance commerciale» di Di Gregorio con un contratto di vendita del terreno già stipulato con un’impresa edile ma poi sfumato per l’«inerzia» del Comune; i danni «economici e finanziari» per la restituzione della caparra agli interessati; «tutte le spese sostenute». Ecco perché la sentenza mette in allarme l’amministrazione Di Lorito che, in ogni caso, dovrà pagare.

In 11 pagine, il Consiglio di Stato riassume un caso che ha scosso la politica di Spoltore: «Se l’amministrazione avesse tempestivamente esitato l’istanza dei ricorrenti in modo positivo», dicono i giudici, «l’evento dannoso non si sarebbe verificato» e Di Gregorio avrebbe potuto vendere le proprie aree al prezzo voluto e invece ha ottenuto il permesso solo nel 2011 grazie a un commissario nominato dalla Provincia. Sei anni fa, all’epoca dell’amministrazione Ranghelli, la politica si è messa di traverso: con un comportamento «illegittimo» per il Consiglio di Stato; con «palesi agevolazioni» a Roselli «a discapito» Di Gregorio per dirla con le parole di forestale e procura.

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