«La politica non giochi sulla pelle della gente»

Il caso delle firme contro l’arrivo dei profughi, l’arcivescovo Valentinetti rimbrotta Sospiri e i pescaresi: «Le nostre strutture sono aperte a tutti»
PESCARA. Il dibattito sull’immigrazione scatenato dalla raccolta firme contro l’arrivo di 100 profughi all’hotel Holiday del lungomare sud si amplifica e tira in ballo l’arcivescovo Tommaso Valentinetti che risponde alla politica (leggi Lorenzo Sospiri a capo della protesta e firmatario di un lungo intervento sul Centro a difesa degli italiani in difficoltà) in maniera scarna e diretta.
«La politica deve fare il suo lavoro, a livelli alti deve lavorare per l’integrazione e sul territorio deve farsi carico di quanto stabilito a livello nazionale. Se poi c’è chi specula su queste scelte è per arricchirsi sulle spalle degli immigrati. Per noi tutte le persone hanno la stessa dignità, sono tutte uguali, perché tutte, quando bussano alla porta, hanno la somiglianza con Dio».
Affiancato dal direttore della Caritas diocesana don Marco Pagniello e da Corrado De Dominicis, che per la Caritas si è occupato dell’organizzazione della Festa dei popoli in programma domani in piazza Salotto, l’arcivescovo approfitta proprio della presentazione dell’evento per replicare alle accuse mosse da Sospiri ed emerse dal dibattito che ne è seguito, con la presa di posizione di 12 amministratori tra sindaci, vice e consigliere provinciale della provincia a difesa del capogruppo regionale di Forza Italia. E proprio la Festa dei popoli, con la partecipazione di 35 associazioni di diverse nazionalità e la preghiera interreligiosa come fulcro della manifestazione, diventa «la risposta concreta» di Valentinetti: «Sono oltremodo felice che siamo riusciti a organizzare la festa dei popoli, un segno bello, perché consente un’ulteriore conoscenza delle etnie, degli usi e dei costumi presenti nella nostra terra. Contento perché, quando ci si mette insieme, l’integrazione è possibile. Certamente questo accade in un tempo in cui la presenza delle persone che vengono da altri Paesi viene messa in forte discussione, per alcuni vantaggi o per speculazioni di carattere politico. Ma mi dispiace perché si gioca sulla pelle di persone concrete, perché le persone di cui parliamo sono concrete, vere, in carne e ossa, persone in difficoltà per le guerre, per la fame, per situazioni di corruzione che rende difficile la vita nei loro Paesi. A livello diocesano», ribadisce l’arcivescovo replicando a una delle accuse mosse alla Curia, «le strutture che abbiamo, della diocesi e della Fondazione Caritas, sono a disposizione di coloro che hanno bisogno, anche di coloro che sono sul territorio. Da sempre diamo sostegno ai pescaresi, l’abbiamo sempre fatto, quando c’è stata l’emergenza ci siamo sempre stati. Noi ospitiamo tutti quelli che hanno bisogno, ma alcune strutture non sono nelle nostre disponibilità», dice riferendosi all’Oasi dello Spirito che Sospiri proponeva per accogliervi «clochard o presunti profughi».
«L’Oasi», spiega l’alto prelato, «non è della diocesi ma della Fondazione Oasi dello spirito che fa capo a don Antonio Di Giulio, non dipende da noi».
In ogni caso, a parte la politica, sono centinaia i pescaresi che hanno sottoscritto il loro no all’arrivo dei profughi in un albergo della Riviera sud. E anche a questi Valentinetti risponde: «Mi risulta, da quanto ne so, che sono circa 800. E ottocento, come dice il proverbio della rondine, non fanno primavera».
Sull’argomento torna anche don Marco Pagniello: «Non possiamo accogliere tutti, ma non possiamo permettere che la gente muoia in mare, questo me lo chiede il Vangelo prima ancora delle leggi o della Costituzione. È vero, questo problema va affrontato alla radice, nei Paesi da dove queste persone scappano, ma nel frattempo bisogna gestire l’emergenza. È facile dire no senza fare controproposte. Ma il problema è che si sta parlando alla pancia delle persone, approfittando di questo momento di crisi particolare, per fini elettorali, per intercettare fette di elettori. La verità», sottolinea il sacerdote, « è che un’accoglienza diffusa, coinvolgendo tutto il territorio risolverebbe, molto il problema, basterebbe lo sforzo di ogni paese per accogliere un paio di famiglie e si consentirebbe la vera integrazione. Noi facciamo tutto quello che possiamo. Hanno citato la Cittadella della Carità: ad oggi dalla Regione non è arrivato un centesimo, seppur promesso. A parte i centomila euro del Comune, non abbiamo avuto fondi da enti, e infatti abbiamo acceso un mutuo che paghiamo con le entrate dell’8 per mille». E infine: «Ci accusano che accogliamo i profughi, e gli altri no. Non è vero, a noi stanno a cuore tutti. Anche per i lavoratori di Attiva (gli interinali rimasti senza lavoro citati da Sospiri ndr) la nostra parte la stiamo facendo sostenendo molte di quelle famiglie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

