La politica si inchina a Crescenzi

12 Gennaio 2017

Ex Dc, Psi, Msi e personalità di oggi ai funerali del primo presidente della Regione

PESCARA. Al gran completo il perno del vecchio pentapartito ieri mattina, ai funerali di Ugo Crescenzi, primo presidente della Regione Abruzzo, scomparso, all’età di 86 anni lunedì scorso.

Anche nelle proporzioni del rapporto tra Dc – il partito di cui Crescenzi fu segretario provinciale negli anni 60 – e Psi, i due maggiori partiti della maggioranza di governo della prima Repubblica.

In primis, nella chiesa del Sacro Cuore, il governatore Luciano D’Alfonso, ex Dc (ora Pd); e poi Giuseppe Quieti, ex deputato, come lo fu Crescenzi dopo di lui, della Dc; l’ex presidente del consiglio comunale Licio Di Biase; Alfonso Vitale, ex esponente della Dc locale; e poi socialisti come l’ex deputato Amedeo D’Addario e il consigliere comunale Riccardo Padovano. Ma sono stati tanti i politici e gli amministratori di ieri e di oggi a voler essere presenti per l’ultimo saluto a Crescenzi, che lascia la moglie Marilisa Tartagliozzi, quattro figli, Olga Francesca, Michele e Agostina, oltre a tre fratelli (un quarto è già deceduto) e nove nipoti. Durante la cerimonia, celebrata dal parroco don Tonino Di Tommaso, oltre ai familiari, tra i tanti si sono visti il sindaco Marco Alessandrini, con la fascia tricolore e con il Comune presente anche con un picchetto d’onore della polizia municipale; il presidente della Provincia Antonio Di Marco; il rettore dell’università di Teramo, Luciano D’Amico; l’ex deputato del Msi Raffaele Delfino; l’ex deputato della Margherita Giorgio D’Ambrosio; il consigliere regionale del Pd Ennio Balducci; il presidente della Saga, la società che gestisce l’aeroporto d’Abruzzo, Nicola Mattoscio; e poi tanti amici e conoscenti, come il giornalista Sergio Di Sciascio; l’ex assessore comunale della Dc Aldo Marino; e un altro ex assessore comunale, Adelchi De Collibus.

«È stato Ugo, a chiamarci», ha sottolineato il sacerdote nell’omelia, «e la sua presenza silenziosa ci dà anche la possibilità di essere maggiormente attenti alla parola del Signore. Ugo», ha poi aggiunto il parroco, «ha vissuto la politica secondo le parole di papa Paolo VI: una sublime forma di carità». Ma dal pulpito, le orazioni sono arrivate anche dall’ex deputato Quieti e dal presidente della giunta regionale D’Alfonso. «È giunto alla vetta del monte», ha detto Quieti, «e in ultimo è venuto a mancare il respiro. Ma sono sicuro che sia rimasto appagato e con un senso di pace interiore». Poi Quieti si è voluto soffermare sulla lungimiranza politica e culturale di Crescenzi. «Decenni fa disse», ha ricordato l’ex parlamentare, «che da Paese di emigrazione, l’Italia sarebbe diventato Paese di immigrazione. E poi disse anche che il problema non sarebbe stato il rapporto tra il Sud e il Nord italiano, ma tra il Sud e il Nord del mondo. Quanta attualità, nelle sue parole».

«L’ho conosciuto nel 1987», ha invece rievocato D’Alfonso, «ma poi ho letto molto su quanto egli ha messo in campo, un pensiero che l’ha visto all’opera, secondo me completa», ha proseguito, «e ricordo di quando cominciò a pensare all’Abruzzo come regione autonoma, e ciò che ha fatto per l’aeroporto di Pescara, per la connettività aerea, per il porto, facendosi carico di infrastrutture idonee. È stato il primo dei parlamentari», ha rammentato, «a porre il tema della regolamentazione interna della vita dei partiti. Trent’anni prima del dibattito attuale». Crescenzi ora riposa a Colonnella, il suo paese di origine.

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