La polizia detta le regole per navigare in rete

16 Maggio 2021

Gli agenti incontrano gli studenti a scuola per metterli in guardia. «Mai dare amicizia agli sconosciuti»  

PESCARA. Si scrive “netiquette” e si legge “Galateo della rete”. Le regole per un «uso consapevole» del web e dei cellulari vengono illustrate ai giovani, nelle scuole e all’università, da un gruppo di poliziotti della questura, tenendo conto che «già a sei anni i bambini si avvicinano ai social e al gaming on line», fa notare uno dei “docenti”, Walter Massimiliani. Le slide che i poliziotti portano nelle aule spiegano con il linguaggio dei più giovani cosa sono il bullismo, sinonimo di prepotenza, e il cyberbullismo, nato con il diffondersi della tecnologia, e anche a quali conseguenze si va incontro, come è accaduto per i tre ragazzini ammoniti dal questore dopo l’appello del papà di una coetanea presa di mira. «Per noi, informare è la regola», dice Massimiliani, e «ci auguriamo che l’ammonimento sia l’eccezione» anche perché «noi cerchiamo di intervenire prima» con una serie di insegnamenti che passano anche per progetti ministeriali e concorsi.
Massimiliani fa notare che instaurare un rapporto con un cyberbullo può essere pericoloso perché gli consente di «arrivare ad infiltrarsi anche nella cameretta di casa della vittima, attraverso la rete. Ecco perché è bene non fare amicizia con gli sconosciuti e chiedere aiuto a un adulto», che sia un genitore o un insegnante, per segnalare cosa accade. Chi è vittima di cyberbullismo, spiegano gli esperti della questura, può chiedere di «oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti diffusi in rete» ed è importante sapere che «in ogni istituto viene individuato un docente con funzioni di "referente" per le iniziative contro il cyberbullismo». Nel caso in cui si verifichino ingiurie, diffamazione, minaccia o trattamento illecito di dati personali via web, il cyberbullo (tra i 14 e i 18 anni) può essere formalmente ammonito dal questore che lo invita a non ripetere gli atti vessatori, come dice la legge 71/2017 e come avvenuto per i tre pescaresi. (f.bu.)
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