La polizia: mai fornire i propri dati

E la Polpost consiglia anche di fare denuncia: così si riesce a bloccare le somme
PESCARA. Se arrivano telefonate sospette da presunti addetti di banche o Poste è sempre opportuno verificare, accertarsi che sia tutto vero, che non sia una truffa. È uno dei suggerimenti che arriva da Elisabetta Narciso, dirigente del compartimento della Polizia Postale e delle Comunicazioni Abruzzo dopo la truffa subita da una donna che è stata indotta, telefonicamente, ad eseguire delle operazioni al bancomat delle Poste, per delle ricariche che altrimenti non avrebbe mai fatto. Pensava di recuperare la pensione della madre e invece è stata vittima di un raggiro.
«È importante evitare di fornire a terzi i dati che riguardano il proprio conto corrente, soprattutto telefonicamente», spiega la Narciso rilanciando alcune riflessioni che la Polizia postale evidenzia sempre, a titolo di prevenzione. «Se si riceve una telefonata da qualcuno che dice di chiamare per conto della banca, è importante interrompere la conversazione e rifare il numero. E comunque bisogna telefonare al proprio istituto di credito, mettendosi in contatto con un dipendente di fiducia, per riferire l’accaduto e capire se quella telefonata ha un fondamento. Certo, è difficile che la banca o le Poste facciano telefonate per avere dei dati o che mandino un cliente al bancomat. Ecco perché è sempre bene diffidare di chi invita ad eseguire determinate operazioni o a fornire dati».
Purtroppo i casi si susseguono, tra una tecnica e l’altra, tra uno stratagemma e l’altro, ed è importante «sporgere denuncia» perché, attraverso le indagini, la Polizia postale è riuscita a chiudere il cerchio, in alcuni casi, e anche a bloccare le somme che sono state ottenute dai malviventi a seguito di artifici e raggiri, specie quando sono finite su conti italiani. La prima cosa da fare quindi, è raccontare l’accaduto dando il via agli accertamenti della Polpost.
Proprio l’esperienza accumulata nel tempo consente di dire che «non c’è un target di persone che ci casca più di altre», come dire che non sono solo gli anziani a cadere più facilmente nella trappola. Una persona che viene raggirata è vittima e tale devi rimanere, non deve pensare di essere più stupida degli altri. I criminali informatici proliferano» e il caso dei giorni scorsi «non è il primo e non sarà l’ultimo», purtroppo. Proprio per questo l’attenzione deve essere massima, e anche la diffidenza. (f.bu.)
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