La Procura a caccia del presunto istigatore

5 Febbraio 2017

Verifiche su chi informò al telefono Di Lello degli spostamenti della vittima: rischia il concorso in omicidio

VASTO. Fabio Di Lello aveva deciso di affrontare Italo D’Elisa e qualcuno lo ha aiutato ad incontrarlo? E’ una ipotesi al vaglio della magistratura. «Alcuni amici della famiglia D’Elisa avrebbero riferito di avere visto mercoledì a Cupello, Di Lello che riceveva una telefonata, si rabbuiava e lasciava il paese per tornare a Vasto», racconta Pompeo Del Re,il legale della famiglia del giovane ucciso con tre colpi di pistola.

La Procura di Vasto cercherà di appurare se effettivamente c’è stato un istigatore del delitto o se quella telefonata sia stata di altra natura. «C’era qualcuno che in questo periodo forniva a Di Lello informazioni su Italo?», chiedono i familiari del ventiduenne ucciso. Se così fosse il presunto informatore rischia l’incriminazione per concorso in omicidio premeditato. Domani a mezzogiorno è in programma l’incidente probatorio richiesto dal sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Vasto, Gabriella De Lucia, per verificare le telefonate fatte e ricevute dal cellulare di Fabio Di Lello nel pomeriggio del primo febbraio, giorno dell’omicidio. Il magistrato acquisirà tutto il traffico telefonico e verificherà anche il contenuto del computer dell’imputato.

La perizia disposta dalla magistratura punta a scoprire il nome di chi, eventualmente, quel giorno ha avvertito telefonicamente Di Lello degli spostamenti di Italo D’Elisa ed in particolare della presenza del ragazzo davanti al Drink Bar in via Perth. Mercoledì Fabio Di Lello era arrivato al campo di Cupello alle 14. Quando è andato via erano le 16. Pare che qualche minuto prima avesse ricevuto una telefonata e avesse cambiato improvvisamente umore. «Ho presentato io la richiesta di incidente probatorio», conferma l’avvocato Pompeo Del Re. «In pratica - spiega il legale - la famiglia di Italo vuole chiarezza e chiede di sapere se Di Lello possa avere avuto un complice. Un informatore che ha segnalato gli spostamenti del povero ragazzo e li ha riferiti a Di Lello. La famiglia D’Elisa nominerà un tecnico per l’assistenza in questa delicata fase investigativa».

Una fase importantissima per stabilire se il delitto fosse premeditato. La donazione della casa fatta ai genitori con atto notarile il primo dicembre avvalora questa ipotesi. L’avvocato Del Re annuncia anche controlli ai conti bancari di Di Lello. «Perché una persona si libera di ogni avere? I genitori devono aver accettato. Possibile che non abbiano capito quello che passava nella mente del figlio? - insiste il legale dei D'Elisa -. La famiglia di Italo è disposta a perdonare, prima però vuole giustizia. Lo deve a Italo. Ma è anche importante per scoraggiare la giustizia fai da te». E a tal proposito Del Re ribadisce la necessità di rimuovere in tutta la città i manifesti che invocano la giustizia per Roberta. Compreso lo striscione davanti al panificio dei Di Lello.

Intanto Fabio Di Lello dal giorno del delitto è sprofondato in una sorta di limbo. Tace e piange silenziosamente. Ciò che accade all’esterno sembra non interessargli più. Ieri mattina nel corso dell’interrogatorio di garanzia davanti al gip del Tribunale di Vasto, Caterina Salusti, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Accanto alla Salusti c’era il sostituto procuratore della Repubblica, Gabriella De Lucia. L’incontro di Di Lello con i magistrati è stato brevissimo. «Fabio Di Lello sta male e non era nelle condizioni e nella serenità necessarie per parlare con il giudice», spiegano all’uscita del carcere di Torre Sinello i suoi legali, gli avvocati Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni.

A carico di Di Lello, come detto, la Procura ha ipotizzato il reato di omicidio volontario premeditato. L’uomo rischia il carcere a vita. Il magistrato si è riservata più tempo in ordine alla convalida e all’adozione delle misure cautelari in considerazione anche delle delicate condizioni psicologiche di Di Lello. I legali dell’imputato non escludono la richiesta di una perizia psicologica. Nel frattempo l’uomo continua ad essere seguito da un medico. «Non sta bene. E’ un momento terribile per la sua famiglia e per la famiglia di Roberta Smargiassi», dice l'avvocato Cerella.

(p.c.)

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