La procura: l’ex maresciallo ucciso dal 37enne arrestato

7 Maggio 2016

Inchiesta chiusa: per la pm Di Serio Mirko Giancaterino, rinchiuso da otto mesi nel carcere di Pescara, è il responsabile della morte di Gabriele Giammarino

PENNE. Per l'omicidio dell'ex maresciallo dell'Aeronautica, Gabriele Giammarino, si stringe il cerchio attorno a Mirko Giancaterino, il tossicodipendente di 37 anni accusato di averlo picchiato violentemente e accoltellato nella sua abitazione, in via Bernardo Castiglione, a Penne, dove è stato poi appiccato un incendio. A otto mesi da quella tragica domenica di metà settembre, la procura di Pescara certifica la chiusura dell’indagine.

Giancaterino, rinchiuso nel carcere di San Donato, è accusato dal pubbloico ministero, Miravana Di Serio, di omicidio volontario con l'aggravante della crudeltà e di incendio doloso per occultare le tracce. L'indagato sarebbe responsabile della morte orribile cagionata al pensionato ottantenne e avrebbe agito per accaparrarsi i soldi della vittima. Contro Giancaterino, fuggito dopo il delitto e rintracciato rapidamente dai carabinieri, ci sono i video registrati dalla telecamera di una tabaccheria vicino all'abitazione dell'ex maresciallo sia mentre si spostava in direzione della casa sia mentre tornava indietro di corsa. Una forbice di 36 minuti in cui il delitto si è consumato. Un omicidio efferato, perché, stando alle indagini, il tossicodipendente, che quel giorno aveva assunto cocaina e altre sostanze, avrebbe infierito lungamente sull’anziano colpendolo con violenti pugni e ben 26 coltellate (23 al volto e alla testa e tre agli arti superiori). Dopo averlo ridotto in fin di vita e, precisamente, «in uno stato di sopore post traumatico a livello cranio- encefalico o di vero coma», scrive la pm, «tanto da non essere in grado di mettere in atto alcun tentativo di fuga», Giancaterino, difeso dall'avvocato Melania Navelli, avrebbe dato fuoco «al materasso posizionato sopra il corpo di Giammarino».

L'indagato avrebbe provocato la morte dell'ex maresciallo «per arresto cardio respiratorio da insufficienza respiratoria per inalazione di fuliggine a elevata temperatura». A carico del presunto assassino ci sarebbero anche altri elementi raccolti dai carabinieri del Nucleo investigativo, guidati dal maggiore Massimiliano Di Pietro. Il giorno del delitto, infatti, una donna avrebbe visto il 37enne uscire dall’abitazione del pensionato e gli accertamenti eseguiti dai carabinieri del Ris di Roma hanno stabilito che le tracce di sangue rinvenute sulle scarpe da tennis e sui pantaloni della tuta di Giancaterino appartengono alla vittima. Tutti elementi esaminati dall'accusa e ora al vaglio della difesa.

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