La protesta dei benzinai in città: prezzi imposti, guadagni da fame

Viaggio tra i gestori degli impianti pescaresi: tre centesimi lordi al litro e vanno pagate anche le tasse E c’è chi è deciso a lasciare: «Non conviene più lavorare, dalla pandemia le vendite sono crollate»
PESCARA. «Ci vogliono far passare per disonesti ma la gente deve sapere che i prezzi non li facciamo noi, ce li impongono le compagnie petrolifere. Noi siamo solo obbligati a eseguire gli ordini che ci impartiscono ogni mattina appena apriamo le pompe. E il nostro guadagno è vergognoso: da 1 a 3 centesimo per litro. Se andiamo avanti così, chiuderemo». È la rabbia dei benzinai che da ieri alle 19 aderiscono allo sciopero proclamato dai sindacati di categoria, Faib, Fegica e Figisc-Anisa, che contestano le misure del decreto Trasparenza sul rialzo dei prezzi dei carburanti e, in particolare, contro l’esposizione del cartellone con il prezzo medio regionale settimanale e le sanzioni previste in caso di mancato rispetto della pubblicità dei prezzi. Fallito anche l’ultimo tentativo di mediazione, ieri pomeriggio, col ministro delle Imprese Adolfo Urso, oggi si torna al tavolo delle trattative.
Mario Sambenedetto, gestore dell’impianto Ip di via Ferrari mostra il telefonino col quale «ogni mattina verifico i prezzi del servito imposti dalle compagnie», rivela, «oggi (ieri ndc) la benzina costa 1.859 e 1.899 il diesel, gli utenti se la prendono con noi, ma non decidiamo i rialzi. Draghi ci aveva tolto i 35 centesimi di accise, Meloni ce li ha rimessi. I prezzi oscillano, ma i nostri guadagni sono miserrimi: 40 euro ogni mille litri di carburante venduto».
L'impianto resterà operativo in modalità self, «perché da noi si riforniscono Asl, forze di polizia, questura e vigili urbani», convenzionati con la Ip. Lo sciopero preoccupa in parte l’automobilista Franco Di Leonardo, artista ed ex dipendente Telecom in pensione, che non fa neppure il pieno: «La macchina è un costo solo per chi lavora». Poco distante, alla Tiber (1,919 diesel, 1.889 benzina i prezzi di ieri), il gestore Giancarlo Di Felice è sul piede di guerra: «Oltre ai prezzi correnti ci chiedono di esporre quelli medi regionali o nazionali. Ma dove li andiamo a prendere questi dati?». E sui rialzi: «I prezzi sono esposti e ben visibili, l’utenza può scegliere dove andare a fare rifornimento». Sulla concorrenza: «C’è sempre chi se ne approfitta, ma ci sono anche i controlli. Chi si comporta bene guadagna una miseria: 3 centesimi lordi al litro, contro le 100 lire litro del 1996, con i quali dobbiamo pagare anche le tasse. I guadagni veri sono delle compagnie e del governo che incassa il 70%». Massimo Di Primio, della Esso di via del Circuito ha deciso: «Questi due giorni me ne vado in montagna e poi chiudo l’impianto. Non conviene più lavorare con 1 centesimo e mezzo di incasso ogni litro venduto». Stesse previsioni di Paolo Petrucci, Ip in via D’Avalos: «Le vendite sono crollate con la pandemia e peggiorate con le auto ibride. Il futuro è elettrico, chiuderemo. Per ora resistiamo».
«Acqua al posto della benzina e le macchine distrutte», denuncia Thomas alla Eni, zona universitaria. Lo sciopero è confermato fino alle 19 di domani, aperti i self e le pompe bianche in città, un impianto ogni 100 chilometri in autostrada.
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