La protesta dei dipendenti Sosty «Siamo senza stipendio da mesi»

13 Giugno 2018

PESCARA. C’è il direttore di punto vendita Verino Senese che non riceve lo stipendio da sei mensilità e l’ispettore Fabrizio De Berardinis che sta ancora aspettando l’accredito di circa 12mila euro....

PESCARA. C’è il direttore di punto vendita Verino Senese che non riceve lo stipendio da sei mensilità e l’ispettore Fabrizio De Berardinis che sta ancora aspettando l’accredito di circa 12mila euro. E poi ci sono la cassiera Cristina Lerro, il papà Riccardo Verrochio, gli altri lavoratori ed ex lavoratori Gianni Gatta, Ilaria De Benedictis, Zaira Verrocchio, Miranda Ughi e Patrizia Rossini, tutti in attesa di vedere riconosciuto il proprio lavoro nei punti vendita Sosty. Una delle prime insegne discount italiane, appartenente allo storico gruppo VeGè, sembrerebbe in procinto di chiudere i battenti. Almeno così raccontano i dipendenti storici che, ieri, hanno deciso di uscire allo scoperto e manifestare con cartelli e striscioni prima davanti al supermercato Sosty in via Valignani, nei pressi dello stadio Adriatico, in mattinata, e poi in via di Sotto, ai Colli, nel pomeriggio.
«Siamo circa una ventina, tutti sulla stessa barca», raccontano, «è dalla tredicesima di Natale, che non ci è mai arrivata, che speriamo ogni giorno di essere pagati per il lavoro che abbiamo fatto. Ci hanno mantenuto buoni finora tra promesse e speranze, tutte puntualmente disattese. Ci abbiamo creduto fino alla fine e invece ci siamo ritrovati senza nulla, costretti ad affidarci agli avvocati». I punti vendita Sosty, punto di riferimento nel Centro Italia, fanno capo a una cordata di sei soci. Un tempo i negozi erano 5: via Valignani, via di Sotto, via Arapietra e via Ferrari a Pescara, con l’aggiunta di un altro negozio a Trivento (Campobasso). «Via Ferrari e via Arapietra sono stati i primi a chiudere», dice Senese, «ma ora anche gli altri tre dovrebbero abbassare le saracinesche a breve. Chi ci lavora ancora, ci dice che i supermercati sono allo sfascio: sugli scaffali la merce è scarsissima, non c’è più l’acqua e non consegnano più la frutta. Stanno cercando di smaltire la merce in magazzino». Lo stato d’animo dominante tra gli ex lavoratori Sosty è di «profondo sconforto» perché, racconta Senese a nome di tutti i dipendenti, «ci sentiamo feriti». «Abbiamo sempre lavorato senza mai risparmiarci», rimarca con amarezza, «io personalmente ho sempre lavorato dieci ore al giorno senza mai chiedere nulla in più di quello che mi spettava, perché in giro il lavoro non c’è. Abbiamo resistito fino alla fine e abbiamo sbagliato, ma abbiamo sempre fatto il nostro dovere. Quattro settimane fa, mi sono arreso e sono andato via. I dipendenti sono rimasti in 4: due a via Valignani e due in via di Sotto». Una mediazione, attraverso il loro legale Marco Ciccocioppo, i lavoratori hanno provato a trovarla, ma da quello che raccontano non hanno trovato riscontro nella proprietà. L’avvocato ha ricevuto mandato di depositare un'istanza di fallimento per cercare di recuperare le somme spettanti. «Chiediamo che la società ci restituisca almeno le mensilità 13esime e 14esime, in modo da poterle sommare ai tre mesi che dovremmo ricevere per legge dallo Stato e alla buonuscita».
Ylenia Gifuni